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PALERMO – Sette anni di reclusione. E’ questa la pena richiesta dal procuratore generale Luigi Patronaggio per il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. 

Il magistrato nella sua requisitoria ha sollecitato la conferma della pena che era stata già inflitta a Dell’Utri da un’altra sezione della Corte di appello il 29 giugno del 2010 con una sentenza poi annullata dalla Cassazione: «L’imputato,  – ha detto il Pg – coordinandosi prima con Stefano Bontate, Mimmo Teresi e Vittorio Mangano e poi con Riina, Bagarella e Provenzano, ha dato un contributo essenziale al raffrozamento di Cosa nostra».  «Il senatore ha assoggettato -secondo il Pg- uno dei più importanti imprenditori italiani costringendolo a pagare le estorsioni a Cosa nostra. Dell’Utri ha agito in modo consapevole e volontario, per fini personali, volti ad accrescere il proprio potere politico ed economico. Ha messo in contatto Cosa nostra con Berlusconi -ha sostenuto Patronaggio- ha permesso che la mafia condizionasse la linea imprenditoriale e politica del Paese. È un patto di protezione mai sciolto e portato avanti nel tempo, cosa che ne ha aggravato le conseguenze».

Nel concludere, Patronaggio ha detto che la condotta dell’imputato «’e grave». I pubblici ministeri di primo grado avevano proposto  appello incidentale, ritenendo che la pena di 7 anni non fosse adeguata alle responsabilità di Dell’Utri: «Anch’io -ha affermato Patronaggio- penso che la capacità di inquinamento della vita politica e imprenditoriale del senatore sia stata ben più grave, ma non posso per legge chiedere di più rispetto alla pena inflitta nel 2010». Il Pg ha chiuso il suo intervento affermando che «la fatica e il lavoro vincono su tutto e vengono coronati da successo».
Nella parte finale della requisitoria, c’è stato uno scambio di battute tra Patronaggio e il presidente della Corte, Raimondo ha fatto riferimento al pericolo che inetrvenga la prescrizione. «Siamo abituati a vedere le più grandi questioni di questo Paese irrisolte con sentenze di proscioglimento che non fanno prendere posizione ai giudici», ha detto il Pd. A questo punto il presidente Loforti ha interrotto il rappresentante dell’accusa e ha osservato che «la prescrizione è frutto di un calcolo matematico». Patronaggio ha però ribattuto: «È la ricostruzione dei fatti attribuiti all’imputato a determinare tutto. A tutto concedere, comunque, -ha sostenuto il Pg- la prescrizione cadrebbe nel novembre 2014. Non vi sono interruzioni nella continuità del reato e comunque anche se vi fossero c’è il vincolo di continuazione tra le varie condotte contestate, che consente di agganciarsi come termine iniziale della prescrizione al maggio del ’92, mese in cui la Corte di Cassazione ha fissato il termine ultimo della colpevolezza del senatore Dell’Utri».

La sentenza della Corte di appello di Palermo arriverà probabilmente dopo le elezioni politiche. Secondo il calendario fissato dalla Corte, le prossime udienze si terranno il 4 e 11 febbraio, per gli interventi della difesa, e la camera di consiglio è prevista per il 4 marzo, o eventualmente per una data successiva nel caso di repliche dell’accusa e delle parti civili.

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