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Monti, gesuitismi e altri artifizi

ROMA – Imperversa in tutti i canali televisivi e radiofonici un signore molto a modo che ammonisce gli elettori italiani a non fidarsi dei “partiti” -tutti indistintamente- per definizione non in grado di dare le risposte giuste alle vere esigenze della società italiana.

Il presupposto di tale giudizio è che lui solo detiene la coscienza di cosa sia giusto o sbagliato. Si tratterebbe di un dato di fatto, oggettivo e quindi indiscutibile; un postulato. Non c’è dunque bisogno di argomentarlo. Non servono analisi o programmi. Solo facendo atto di deferenza alla sua sagacia, e adeguandosi alle sue condizioni, si potrebbe essere aggregati all’esercito del bene.

Di per sé un simile atteggiamento merita la diffidenza di chiunque  pensi che per rigenerare la democrazia non basti la sapienza degli ottimati, ma sia sempre e comunque indispensabile la consapevole assunzione di responsabilità di ciascuno. E la diffidenza si tramuta in disincanto costatando che questo iconoclasta della partitocrazia, in vista della competizione elettorale, ha predisposto, in tutta fretta, una personale coalizione di partiti, trainata da un personalissimo partito.

Si può definire in tanti modi; a me pare che “gesuitismo” renda bene l’idea. Perfino a prescindere dalla quota di ragione o di torto insita nelle ricette da lui proposte nel campo delle politiche economiche o sociali. Eppure ci sarebbe molto da discutere da questo punto di vista.

A proposito di doppiezza, o di artifizi dialettici, la campagna elettorale in corso ci fornisce altri spunti di riflessione.
Prescindendo dalle liste e dalle candidature “di bandiera” (si pensi al movimento di Grillo o alla lista di Giannino) sono in campo quattro soggetti politici in varia misura significativi nella prospettiva futura di governo: il centrosinistra, la galassia berlusconiana, l’aggregazione centrista di Monti, la lista di Ingroia. Ebbene, tre di questi soggetti condividono la stessa strategia: contenere la prevedibile vittoria del centrosinistra; possibilmente mutilarla neutralizzando l’effetto in termini di seggi senatoriali dell’atteso voto popolare. Una pura strategia di interdizione.

Ognuno di quei soggetti persegue l’obiettivo in ragione di un proprio scopo -in verità neppure tanto recondito- ma l’obiettivo è lo stesso. Berlusconi pensa di poter comunque contrattare qualcosa che gli sta a cuore, nel caso che la maggioranza di centrosinistra non risulti compiutamente autosufficiente. Monti (e Casini) di poter dettare condizioni; programmatiche, o di ruoli istituzionali da ricoprire? Ingroia e i partitini che lo sostengono, di bilanciare “da sinistra” il possibile condizionamento dei centristi.

Programmi? Proposte di contrasto alla crisi persistente? Strategie di sostegno alla crescita e alla occupazione? Diritti civili da diffondere e consolidare? Poco importa; lo schema dialettico è uno solo: ciascuno si limita a posizionarsi rispetto a ciò che, a qualunque proposito, ha detto ieri Bersani.

Basta osservare giorno per giorno il succedersi delle dichiarazioni o delle interviste, affinché la dinamica descritta appaia in maniera lampante.
E i corifei della grande stampa (quelli che non si sono accasati in qualche lista) a stracciarsi le vesti perché si parla poco di programmi; chissà se prima o poi alcune firme autorevoli denunceranno questo gioco truccato!

   

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