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Brasile. Incendio discoteca Kiss. Nuovo bilancio delle vittime

Molti mezzi di comunicazione brasiliani stanno, in queste ore, mettendo a confronto la tragedia della notte passata nella discoteca Kiss della città di Santa Maria, nello Stato del Rio Grande do Sul, con quanto accaduto il 30 dicembre 2004 a Buenos Aires nella discoteca Cromañón.

194 morti in quel caso e 232 questa volta. Tutti giovani o giovanissimi. In entrambi i casi l’incendio provocato da un bengala acceso nel locale chiuso durante la presentazione di alcune rock band. In Argentina la tragedia provocò una presa di coscienza collettiva sulla sicurezza dei locali notturni con conseguente chiusura di moltissime discoteche e bar non a norma, la condanna per il gruppo che stava suonando al momento dello scoppio dell’incendio e che, secondo la corte, ha provocato l’incendio per aver lanciato un bengala, per il gerente del locale e il suo aiutante, per il manager del gruppo, la destituzione dell’allora sindaco della città Aníbal Ibarra. In Brasile vedremo nelle prossime ore che pieghe prenderà la questione. Per ora si contano i morti. 232 morti secondo gli ultimi comunicati: 120 uomini e 112 donne. La tragedia avrebbe inoltro causato oltre 131 feriti.
La cronaca dei fatti è atrocemente simile a quanto avvenuto nel 2004 al Cromañón. L’incendio è iniziato intorno alle 02:30 ora locale (le 05:30 in Italia) quando il cantante della band Gurizada Fandanguera in quel momento sul palco ha acceso un bengala: le scintille hanno immediatamente raggiunto il polistirolo usato come isolante acustico nel tetto del locale; e le fiamme hanno provocato un fumo altamente tossico. Secondo Ingrid Goldani, una delle dipendenti della discoteca, una nube di fumo ha riempito il locale nel giro di tre minuti. “I componenti della band hanno provato subito a estinguere le fiamme con l’acqua e poi con un estintore. Non so se sono riusciti ad azionare l’estintore; e il fuoco e le fiamme si sono propagati in un attimo”. In quel momento è saltato l’impianto di illuminazione elettrica e il locale è rimasto ai buio, ha raccontato il cantante Vanterson Wotrich, detto Pimentà, il vocalist della prima band che si era esibita. Ma intanto le fiamme e il fuoco avevano scatenato il panico tra i presenti, almeno mille, secondo alcune fonti. È cominciata una fuga precipitosa verso le porte d’uscita, ma nella calca, molti sono rimasti calpestati. “Abbiamo saputo da gente che era all’interno che il personale della sicurezza del locale inizialmente ha tenuto le porte chiuse e non ha permesso una rapida evacuazione. Questo ha provocato ancora più panico e tumulto” ha raccontato ancora il comandate dei pompieri. Probabilmente, i vigilantes non hanno capito subito cosa stesse succedendo all’interno e volevano evitare che gli studenti uscissero senza pagare il conto. La difficoltà di evacuazione e l’enorme ressa di persone che premevano verso l’uscita ha causato un enorme numero di decessi per soffocamento. Molti sono corsi verso i bagni in cerca d’aria, e lì sono stati trovati decine di corpi impilati: secondo il capitano Edi Paulo Garcia, della polizia militarizzata, la maggioranza dei corpi è stata trovato l’uno sull’altro e senza bruciature. “La gran parte delle vittime è morta per asfissia, per l’inalazione di fumi tossici e pochissimo per bruciature. Quel che ha provocato la tragedia è stato l’utilizzo di un apparecchio non permesso, il panico, l’inalazione di fumi tossici e le porte chiuse” ha aggiunto De Melo. La tragedia ha spinto il presidente brasiliano, Dilma Rousseff, a rientrare dal Cile, dove partecipava al vertice Ue-Celac (l’organizzazione dei Paesi Latinoamericani e Caraibici) per recarsi a Santa Maria a portare personalmente la sua solidarietà alle famiglie delle vittime. Il sindaco della città ha decretato 30 giorni di lutto cittadino.
(AGI/EFE)

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