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ROMA – La Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo di indagine in relazione all’incidente verificatosi sabato scorso all’Aeroporto di Fiumicino.

Sotto la lente degli inquirenti c’è la condotta di Alitalia che vende i biglietti della compagnia romena come se fossero i suoi. Per questo motivo i Pm indagano su Alitalia per frode in commercio. 

A seguire le indagini, avviate dal procuratore capo Gianfranco Amendola, sarà il pm Lorenzo Del Giudice. Le verifiche sono state affidate alla polizia giudiziaria della Guardia di finanza. Secondo quanto si è appreso gli accertamenti sono stati disposti dopo che tutti i passeggeri interrogati hanno dichiarato di essere convinti di aver preso un aereo Alitalia. L’Atr 72 che ha avuto l’incidente proveniva da Pisa. Per quanto avvenuto sono indagati il pilota ed il copilota, per le accuse di disastro colposo e lesioni colpose. Del resto tutti i passeggeri, sentiti dalla Polaria, che poi ha girato l’informativa alla procura, hanno dichiarato di aver acquistato il biglietto Pisa-Roma pensando di viaggiare Alitalia e di essersi trovati a bordo di un velivolo della Carpatair con piloti e personale romeno. 

Dal canto suo Alitalia ribadisce  invece «il pieno e totale rispetto della normativa Iata nei casi di vendita di biglietti per voli operati da altri vettori aerei in regime di wet lease o di codesharing, così come fanno le oltre 100 compagnie che utilizzano il wet lease e il codesharing». È quanto precisa la compagnia in una nota. Alitalia esprime  inoltre la «massima fiducia nella magistratura, nella convinzione della correttezza del proprio operato» e conferma «di aver sospeso il contratto di wet lease con Carpatair fino alla conclusione delle indagini su quanto accaduto all’Atr72 che operava il volo Pisa-Roma del 2 febbraio».  

Preoccupazione invece tra i sindacati per gli sviluppi giudiziari. Il grande impegno dei dipendenti per raggiungere, in quattro anni, eccellenti standard in termini di sicurezza, regolarità e puntualità rischiano di essere vanificati da scelte scellerate, dettate unicamente da logiche di contenimento dei costi. È infatti inconcepibile  che la più grande compagnia italiana ceda attività di volo a partner esteri quando centinaia di piloti italiani, professionisti del settore, sono ancora in cassa integrazione. 

“Invece di risparmiare sui costi e sul lavoro, è necessario – dichiara  il vice segretario nazionale dell’Ugl Trasporti, Tonino Muscolo – concentrarsi maggiormente sull’implementazione delle rotte e di efficaci strategie commerciali. L’imminente chiusura della rotta su Pechino, a soli pochi mesi dalla sua apertura, è un cattivo presagio e dimostra tutta l’incapacità nel riuscire a vendere il proprio prodotto in un mercato in espansione come la Cina, dove i maggiori competitor, invece, operano con profitto”.

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