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SIENA – La procura di Siena è pronta a chiedere un giudizio immediato nell’ambito dell’inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena che ha coinvolto l’ex management dell’istituto di credito.

È quanto emerge dalla lettura dell’invito a comparire notificato il 2 febbraio all’ex direttore generale dell’Mps, Antonio Vigni. La procura di Siena con l’invito a comparire avverte Vigni di essere pronta a un giudizio immediato per i reati di ostacolo dell’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, falso in prospetto e manipolazione del mercato in concorso.

 
In sostanza la procura per questi reati sarebbe già pronta ad andare a giudizio, oltre che per Vigni, anche nei confronti dell’ex presidente Giuseppe Mussari, dell’ex direttore finanziario Marco Morelli, dell’ex responsabile legale Raffaele Giovanni Rizzi e per un altro direttore finanziario, Daniele Pirondini.  La procura di Siena sottolinea, sempre nello stesso documento, che in caso di richiesta di giudizio immediato verrà fornita come elementi e fonti di prova «la documentazione acquisita, le informative della Guardia di Finanza, le note tecniche della Consob, le note tecniche di
Banca d’Italia e le sommarie informazioni testimoniali.

L’inchiesta apre nuovi scenari
Intanto l’inchiesta continua e spunta che la cosiddetta «banda del 5%», comandava l’Area Finanza del Monte dei Paschi recando danno allo stessa banca. È quanto precisano gli inquirenti, nel decreto che ha portato al sequestro, su mandato della Procura di Siena, di 40 milioni di euro nei confronti di cinque persone, nell’ambito dell’inchiesta sull’acquisto di Antonveneta e altre operazioni finanziarie.

Le persone coinvolte sono l’ex capo dell’area finanza di Monte dei Paschi di Siena, Gianluca Baldassari, che secondo Antonio Rizzo, funzionario di banca Dresdner guidava la ‘banda del 5%, il suo ex vice Alessandro Toccafondi, Fabrizio Cerasani, Luca Borrone e David Ionni.

Le «reiterate condotte fraudolente» avvenivano «con lo stabile contributo dei sodali che garantivano loro adeguato supporto e connivenze, nell’ambito di una struttura plurisoggettiva organizzata (area finanza BMPS) ove gli stessi hanno assunto un ruolo verticistico e di organizzazione dell’associazione criminale».

I magistrati, che procedono per associazione per delinquere e truffa, nel disporre il sequestro di circa 40 milioni di euro tra titoli e conti correnti riconducibili ai cinque, definiscono «sicura la provenienza illecita delle liquidità e dei totali amministrati». Gli inquirenti ritengono che le somme sequestrate costituiscano «prova del commesso reato in quanto oggetto (materiale giuridico) delle operazioni illecite condotte all’interno dell’Area Finanza della Banca Mps, attraverso riconoscimenti illegali e paralleli veicolati nell’ambito di operazioni diversamente denominate intrattenute con collaterali, tenuto conto anche della sproporzione degli importi scudati rispetto alle entrate ufficiali degli indagati e a tutte le altre fonti di reddito a loro riconducibili».

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