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di Emilio Gabaglio e Sergio Gentili

ROMA – L’uscita di Berlusconi sulla possibilità di creare a breve quattro milioni di posti di lavoro va sicuramente archiviata come l’ennesima risibile mossa propagandistica ma sarebbe sbagliato non vedere che essa coglie un nervo scoperto della società italiana dato che il lavoro che manca e l`incertezza che circonda quello che c`è sono in cima alle preoccupazioni della maggior parte delle famiglie, dei figli come dei padri.

Non potrebbe del resto essere altrimenti visti il livello raggiunto dalla disoccupazione, specie giovanile, il dilagare della cassa integrazione, la precarietà di tanti rapporti di lavoro, la persistente difficoltà che incontrano le donne ad entrare nel mondo del lavoro.

Condizioni queste che sono ancora più gravi nel Mezzogiorno. Qui ci sono sicuramente le conseguenze devastanti di una crisi economica di eccezionale profondità e durata ma c`è anche il fallimento delle politiche neoliberiste che hanno favorito la speculazione finanziaria, l`illegalità fiscale, la competitività basata sulla compressione dei salari e del diritti sociali, sul degrado ecologico. Mentre innovazione, ricerca e formazione, politiche industriali di nuova generazione, green economy, e lavoro dignitoso, le vie maestre cioè di una competitività alta del nostro sistema economico, non sono state battute con la determinazione necessaria. Per quanto riguarda le politiche del lavoro negli ultimi mesi si è molto discusso della regolazione del mercato del lavoro, non solo con risultati opinabili, come emerge con sempre maggior evidenza al momento di metterla in pratica, ma anche dando l`impressione che le regole, da sole, possano creare i posti di lavoro di cui il Paese ha disperato bisogno. Mentre è evidente che senza una ripresa dell`economia questo risultato non è raggiungibile. Una ripresa che segni però l`avvio di un ciclo virtuoso di sviluppo sostenibile, in termini ambientali e sociali, secondo una tendenza in atto in tutto il mondo e che Obama ha esplicitamente indicato come orizzonte del suo nuovo mandato presidenziale. Una politica economica sostenibile per il nostro Paese significa porci in sintonia con l`Europa e le sue direttive; metterci in grado di offrire servizi universali come la tutela e la valorizzazione del territorio, del mare e della biodiversità, dei beni culturali e di un non replicabile Made in Italy; fare la nostra parte per ridurre le emissioni di CO2 e per recuperare dai rifiuti materiali sempre più scarsi e preziosi.

Allo stesso tempo significa favorire l`impresa innovativa, la ricerca e l`introduzione di nuove tecnologie, la creazione di nuove professionalità. Due sono i centri nevralgici su cui agire, da una parte, le città in cui si concentrano le maggiori opportunità per intervenire sulla qualità dell`aria, il ciclo dei rifiuti e dell`acqua, sul traffico, sulla rigenerazione urbana e delle periferie, sulla biodiversità urbana, e dall’altra parte, il suolo che va messo in sicurezza, sottoposto a «normale» manutenzione per tutelarlo e per tutelare le vite e i beni.

Affrontare queste questioni vuol dire rimettere in movimento l`economia reale e trasformarla in economia «verde» in tutte le sue articolazioni: affermare un modello energetico e della mobilità di stampo europeo e quindi rilanciare l`edilizia per l`efficienza energetica e la manutenzione idraulica e del territorio, il turismo, l`agricoltura, l`elettromeccanica per l`efficienza energetica e le fonti rinnovabili, le forze industriali per la trasformazione dei rifiuti in materia prima e per le bonifiche, la chimica per i nuovi materiali e i biocarburanti, l`industria dei mezzi di trasporto dai treni alle auto ecologiche, la creazione e l`economia dei parchi e della cultura. Stiamo parlando quindi di lavoro vero e di qualità come dimostrano i risultati ottenuti in molti Paesi dove queste scelte sono state compiute. Non è un caso che i piani per il lavoro presentati nei giorni scorsi da organizzazioni sindacali e imprenditoriali abbiano al centro proprio la sostenibilità e la green economy. Mercoledì prossimo affronteremo questi temi con una pluralità di soggetti sociali, imprenditoriali e ambientalisti, a partire dalle proposte che il Pd ha elaborato in questi anni, nell’intento di contribuire alla costruzione di un nuovo paradigma di sviluppo fondato sull’alleanza tra ambiente e lavoro.

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