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“E’ la vittoria della patria.

È la vittoria di ognuno di voi. Questa rivoluzione non la ferma niente e nessuno. Grazie per la fiducia”
A pochi minuti dai primi exit poll che lo danno vincente con oltre il 60% dei voti, circa 7 milioni, Rafael Correa si è affacciato da Palazzo Carondelet, il palazzo del governo, sulla piazza d’Indipendenza per salutare i suoi sostenitori che si sono riuniti a migliaia per festeggiarlo. Le principali città ecuadoriane si sono riempite di cittadini e cittadine festanti che stanno manifestando il loro appoggio e la loro felicità per la rielezione.
Correa si è rivolto ai suoi sostenitori ribadendo il trionfo della Rivoluzione cittadina, ringraziando i suoi concittadini e promettendo che non tradirà la rivoluzione.
Il risultato di Correa è stato omogeneo in tutto il paese; ha avuto un risultato superiore al 50% in tutte le maggiori province tranne che nel Chimborazo, zona a forte presenza indigena, e in alcune province dell’Amazzonia.
Se riuscirà a completare questo terzo mandato Correa sarà il presidente ecuadoriano a governare per il tempo più lungo. Il vicepresidente sarà Jorge Glas Espinel.
Al secondo posto, secondo gli exit poll, il banchiere Guillermo Lasso con una percentuale di voti intorno al 21%.
Gli altri sette candidati non si sono pronunciati ufficialmente dichiarando che vogliono attendere i risultati ufficiali del Consiglio Nazionale Elettorale.
Nella prima conferenza stampa, che si è tenuta nel Salon Amarillo del Palazzo di Governo Carondelet, il presidente rieletto ha espresso profonda gratitudine e ha ringraziato Dio e il popolo ecuadoriano per il trionfo della rivoluzione. “Vogliamo lasciare ai posteri un paese migliore – ha detto – e il popolo ecuadoriano ha compreso pienamente il nostro messaggio”. Ha ringraziato poi la sua famiglia e quelle dei suoi collaboratori per il sostegno. E ha espresso profonda e sentita gratitudine al vicepresidente uscente Lenin Moreno che ha guidato il governo durante la campagna elettorale. “Con queste elezioni abbiamo un movimento politico finalmente consolidato, ringrazio tutti i militanti e i dirigenti.” Una dedica particolare e poi venuta per gli ecuadoriani all’estero, ai migranti che hanno tanto sofferto dopo il crollo delle banche del 1999 e la crisi. Correa non si è poi dimenticato di Hernan, il bambino investito a Duran poco prima che passasse la carovana presidenziale. E ha ringraziato e ricordato tutte le vittime del 30 settembre 2010, giorno del tentato golpe.
Ha terminato la conferenza stampa ribadendo che “Qui non comandano le banche, il FMI, la burocrazia internazionale, i grandi media, i grandi poteri. Qui comandano gli ecuadoriani e le ecuadoriane.”

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