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ROMA –  “…la svolta è avvenuta quando ella stessa ha intuito che il problema non era suo, ma era nostro. Nostro delle lavoratrici, nostro del sindacato, nostro del Paese. Ed è solo percorrendo questa strada, sposando questo nuovo punto di vista, pertanto, che il lavoro può assumere una nuova dimensione fatta di identità , dignità , ricchezza e passione.

” Cosi Susanna Camusso nella postfazione al libro “FIORI DAL CEMENTO” storie di donne che lavorano nel settore delle costruzioni raccontate dalla penna di quattro scrittrici per la piccola casa editrice indipendente partenopea Caracò.

Il 5 marzo è iniziato il viaggio di questo libro, che lo porterà  in numerose città  italiane  per poi concludersi il 19 aprile a Roma nell’assemblea nazionale delle donne delle costruzioni con i segretari
generali di Cgil e Fillea, Susanna Camusso e Walter Schiavella. L’impresa letteraria, voluta dalla Fillea e da Fille@donna, la rete delle donne  degli edili Cgil, racconta le vite e le esperienze di lavoratrici vere, in carne ed ossa, attraverso la narrazione di quattro scrittrici, Raffaella R. Ferrè, Carmen Pellegrino, Maria Cristina Sarò, Cristina Zagaria, da cui emerge un mondo complesso, dove  le aspirazioni, i desideri ed i talenti si incrociano con la fatica, la pazienza e la determinazione, a volte con la sofferenza e gli abusi. Un mondo fatto di mille pezzi difficilmente conciliabili tra loro,  il cui campo di battaglia è troppo spesso il lavoro.

Storie diverse – una restauratrice, una impiegata dell’edilizia, due operaie del legno –  che hanno un comune denominatore “il filo rosso che unisce regioni diverse, percorsi formativi e di vita diversi, culture diverse: il lavoro, come unico e straor-dinario strumento di realizzazione di se stessi” si legge nella introduzione di Walter Schiavella “e se il lavoro è lo strumento, la resistenza è la cifra che caratterizza tutte queste esperienze: resistenza in settori che vorrebbero solo uomini a lavorare, modulati su modelli maschili, dove non esistono servizi igienici o alloggiamenti separati, dove i turni di lavoro e gli strumenti e i materiali usati sono tarati sulla resistenza fisica maschile; resistenza a crisi aziendali, a ristrutturazioni che le vorrebbero sostituite da uomini, meno impegnativi, o da giovani donne, disposte a peggiori condizioni, a patto che non abbiano nei propri progetti velleità materne; resistenza alle proprie famiglie che spesso non capiscono ansie e sofferenze legate ai loro lavori. Eppure, contro tutto, queste donne resistono.”  Per fortuna!

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