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Italia sull’orlo del precipizio. 8 punti per salvare il Paese

ROMA – Il tentativo di Bersani di dar vita al nuovo governo è al suo epilogo. Non sappiamo, mentre scriviamo queste righe, se andrà a buon fine. Sappiamo però – e le consultazioni di questi giorni del leader Pd con le parti sociali lo hanno confermato – quali sono i temi prioritari su cui il prossimo esecutivo si dovrà concentrare: l’emergenza economica e le riforme politico-istituzionali.

Su queste due questioni si sono spesi negli ultimi anni fiumi di parole, ma nulla è stato fatto. Oggi l’Italia è sull’orlo del precipizio. Dall’inizio della crisi – ce lo ricorda Bankitalia – abbiamo perso sette punti di Pil e sono stati cancellati (nel solo 2012) 600mila posti di lavoro, mentre la speculazione internazionale è di nuovo dietro l’angolo, pronta a sferrare il suo attacco. Tutto questo in presenza di un apparato politico – istituzionale mastodontico e inefficiente e di una legge elettorale incapace di garantire governabilità. Se, come paese, vogliamo ancora avere un futuro è necessaria una terapia d’urto. E, ovviamente, serve un governo in grado di agire su un arco temporale definito.  
Da questo punto di vista gli otto punti previsti dall’agenda messa a punto da Bersani rappresentano uno strumento di intervento efficace. Il problema è capire se ci potrà essere o meno una maggioranza parlamentare in grado di applicarli. I numeri, per ora, dicono di no.
Dal Movimento 5 Stelle, sulla carta interlocutore naturale di un programma di governo fortemente innovatore, sono finora arrivati soltanto “no”. E’ difficile che ci possa essere un cambiamento di rotta. Il partito di Grillo ha una base elettorale e (a quanto sembra) un gruppo parlamentare troppo frammentati e compositi per mettersi in gioco senza prima essersi messo alla prova sul campo. In più la tentazione di lucrare, per fini elettorali, sulle difficoltà altrui è grande.

Solo Scelta Civica e centrodestra potrebbero dunque fornire i voti necessari a dar vita all’esecutivo. Ma la strada, qui, è ancora più impervia. Monti chiede una maggioranza precostituita e certa, cosa che assomiglia molto a un governo di larghe intese. Il centrodestra, della cui sincera volontà di cambiamento è lecito dubitare essendo stato il principale artefice del disastro in cui ci troviamo, per bocca di Berlusconi pone pregiudiziali irricevibili: da un patto per il Quirinale alla nomina di Alfano come vice premier. In più ha bocciato l’ipotesi di un “doppio binario” delineata da Bersani e basata sul coinvolgimento, da una parte, di tutti i partiti per le riforme istituzionali, anche attraverso la riedizione di una Bicamerale, e, dall’altra, sulla formazione di un esecutivo che ricerchi il consenso in parlamento. Atteggiamenti che consentono pochissimi margini di manovra.
Se così sarà, resteranno in campo solo le ipotesi subordinate. Quella di un governo di minoranza basato su qualche escamotage procedurale, come l’abbassamento del numero legale in occasione del voto di fiducia, anzitutto. Ma se dovesse essere questa la strada alla fine intrapresa quello che nascerà non potrà che essere un esecutivo basato su una soluzione tecnica dal raggio d’azione limitato alle questioni più urgenti.
L’altra ipotesi potrebbe essere quella di un governo del Presidente. Un esecutivo cioè formato da personalità lontane dai partiti e senza un’impronta marcatamente politica che, una volta esaurita la missione per cui è stato nominato, dovrebbe lasciare anch’esso il campo a nuove elezioni.
Di certo è da evitare un ritorno immediato alle urne senza aver modificato preventivamente la legge elettorale. Con tre schieramenti in lizza sostanzialmente dello stesso peso, ci troveremmo fra tre mesi nella medesima situazione di ingovernabilità. Senza contare che questa scelta sarebbe letale per la nostra economia e per la nostra credibilità internazionale.
Puntare a votare per il nuovo parlamento nel 2014 (anno in cui saremo anche chiamati al voto europeo) e dar vita nel contempo a un governo di scopo in grado di affrontare le questioni più urgenti sarebbe la via migliore per uscire dall’impasse.

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