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Se il Pd raccogliesse la sfida di Grillo

ROMA – Ora la palla è nelle mani del Pd. Può segnare il gol della vittoria o fare autorete.

Bersani ha fatto bene a non indicare  rose di possibili candidati alla Presidenza della Repubblica mentre rose uscivano da tanti giardini.  I voti del Pd sono determinanti  e non possono essere spesi male. Ne va delle sorti del Paese e anche dello stesso partito in continua fibrillazione, addirittura si ipotizzano schiere di franchi tiratori.  Sarebbe grave se sulla elezione del Presidente  vi fosse  una resa dei conti fra le diverse correnti, sottocorrenti, aree, e chi più ne ha più ne metta, che sono rispuntate fuori come i funghi dopo un periodo di tregua seguita alle primarie. Così come  si intrecciasse l’elezione del Capo dello ZStato con il futuro candidato del Pd alle elezioni che , in qualche modo, sono alle porte. Questa, pare ormai chiaro, è l’intenzione di Matteo Renzi. Quando non parla lui in prima persona, manda avanti la neo depurata Bonafè presente in tutte le trasmissioni televisive, come il prezzemolo.  A noi pare chiara una cosa. C’è un collegamento fra il Presidente della repubblica e il futuro, se sarà possibile,governo del Paese. Quando Bersani insiste, con testardaggine, e fa bene che per dar vita ad un governo,  pone una sola condizione, quella che rappresenti realmente il cambiamento e si dice pronto, se lui fosse l’ostacolo, a farsi da parte. Se così questa  è la condizione anche per eleggere il Presidente della Repubblica. Se ‘ vero che gli italiani, con il voto, hanno dato una indicazione precisa  non ci possono essere due pesi e due misure. La seconda condizione è che  sia rappresentativo dell’unità del Paese. Non ci dovrebbero essere problemi, allora. Il Pd ha impostato tutta la sua campagna elettorale sul ca davvero garantisce il cambiamento non dovrebbe essere difficile. Non è un problema di età, come crede, per esempio, la capogruppo grillina alla Camera la quale non sapeva neppure che la Costituzione indica in cinquanta anni l’età minima per candidarsi.  E’ qui che tornano in scena Grillo e Casaleggio. Si accorgono che la loro linea del ” no” a tutto e a tutti, comincia a perdere colpi. I sondaggi, per quello che valgono danno M5S in discesa, lenta ma costante. Colgono l’occasione di fantomatiche “quirinarie” per tornare in campo. Restano un oggetto misterioso. Non si sa  in quanti hanno votato sia al primo turno che al secondo. Escono comunque dieci nomi, Grillo compreso che si ritira, che coprono praticamente tutte le aree politiche  salvo quelle<berlusconiane. Ci sono personalità della sinistra, del centrosinistra, grillini. Alla fine  il nome di Gabanelli è il più votato.< Non si sa quante siano le preferenze e meraviglia che la stessa giornalista non lo faccia sapere.  Grillo canta vittoria, fa la voce grossa con il Pd, chiama Bersani per nome. E apre, anzi no perché questa parola lui la odia, al Pd. Fa intravedere, a modo suo, anche possibili, future collaborazioni. Se Gabanelli, come pare, dice no, si sente ” sopravalutata”, ha affermato, Gino Strada lo ha già detto, il terzo è Stefano Rodotà. Votatelo con noi e poi vedremo, afferma il capo grillino. Una cosa in una situazione di grande incertezza è chiara: Rodotà è un possibile candidato del cambiamento. Bersani, a parer nostra, ha fatto bene a  tentarle tutte nel rapporto con Grillo. Non ha perso dignità , anche a fronte di offese, battute scocche da comico dell’avanspettacolo pronunciate dal guru nei suoi confronti. Non  ha lasciato niente di intentato e non ha perso tempo. C’ un insegnamento che viene da lontano, dal Pci di Luigi Longo. Lo ricorda in un editoriale su l’Epresso, Piero Ignazi. Il  Pci aveva preso le distanze dal movimento degli studenti, non c’era alcuna comunicazione con le punmte estremiste e con il complesso delle<lotte di quella stagione. Il vecchio dirigente comunista con un articolo su Rinascita pose il problema di aprire il dialogo con tanta parte dei giovani , anche con colo che nel Pci vedevano i traditori della classe operaia. Certo la situazione è profondamente diversa. Ma una forza popolare, di sinistra, di centro sinistra, non può lasciare niente alle sue spalle.  Bersani fatto cento, faccia cento e uno,pensiamo, dovrebbe andare a vedere le carte di Grillo. Se davvero ce ne ha o se è si tratta di un bluff. Anche perché il nome di Rodotà non è di quelli che si possono giocare a proprio piacimento.

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