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ROMA – In diretta dalla sede di via del Nazareno, a Roma, la riunione su “le dimissioni di Pierluigi Bersani e la situazione politica.

“Confermo qui le  mie dimissioni annunciate venerdì sera all’assemblea dei  grandi elettori”. Così il segretario del Pd, parlando alla direzione del Partito.  Bersani ha  ricordato che alla base della sua decisione c’è il  comportamento dei franchi tiratori, che hanno ‘impallinatò  prima Franco Marini e poi Romano Prodi, candidati al  Quirinale indicati da Bersani. «Se ci sono irresponsabili, la  responsabilità è del responsabile, cioè io», ha detto  Bersani, che, nel confermare le dimissioni, ha aggiunto che  le consegnerà, «davanti all’assemblea». Secondo Bersani, il  Pd «ha bisogno di un punto d’ordine» e le sue dimissioni  «saranno utili al partito», nel cui futuro, ha detto, «ho  fiducia».

La riunione, convocata per stabilire la posizione da assumere in vista delle consultazioni,  ha avuto il via libera  della direzione al documento sul sostegno pieno al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo
tentativo di formare un Governo e sulla disponibilità a partecipare all’Esecutivo. Il dispositivo ha ricevuto 7  voti contrari e 14 astensioni. Sulla base dell’approvazione del documento il vicesegretario, Enrico Letta, e i capigruppo al Senato, Luigi Zanda, e alla Camera, Roberto Speranza, hanno ottenuto il mandato per salire tra pochi minuti al Quirinale per partecipare alle consultazioni.

 «La Direzione del Partito Democratico – è il testo dell’ordine del giorno approvato – ha dato mandato al vice segretario e ai capigruppo alla Camera e al Senato di assicurare pieno sostegno al tentativo del presidente della Repubblica di giungere alla formazione del governo, raccogliendo la sollecitazione ai partito a esercitare la loro responsabilità, secondo le linee illustrate nel discorso di insediamento al Parlamento, e mettendo a disposizione la propria forza politica e le personalità utili a questo fine».

«In particolare, l’adozione di misure urgenti, in sede europea e nazionale, per fronteggiare l’emergenza economico-sociale, in particolare il lavoro, e l’approvazione in tempi certi delle necessarie riforme in materia istituzionale, elettorale e di contenimento dei costi della politica sono le due priorità sulla base delle quali il Partito Democratico si impegna a sostenere il governo», conclude il documento. 

 

Civati contrario a governo con Berlusconi

Pippo Civati si dice «contrario al governissimo in tutte le sue forme. So di non essere maggioranza e farò questa battaglia in Direzione e poi al Congresso. Se proprio deve essere, sia un governo brevissimo per l’emergenza nazionale. E senza parlamentari del Pd come ministri» spiega il giovane deputato Pd a Repubblica. Secondo cui comunque «se in disaccordo, non si lascia il partito».

Quanto alla resa dei conti nel Pd, i «traditori», i 101 che non hanno votato per Romano Prodi al Quirinale venerdì scorso, dovrebbero «venire fuori, per la dignità di tutti» dice Civati ricordando di aver dichiarato esplicitamente che non avrebbe votato Franco Marini. «Attendo di vedere chi dichiara ‘ho votato contro Prodì. Nel dubbio, aspetterei di vedere i ministri»: ieri Civati dal suo blog aveva dichiarato di aspettarsi di vedere i ‘traditorì ricompensati con un posto al governo.

Fra i 101 potrebbero esserci stati dalemiani ed ex popolari: «Potrebbero aver votato contro. Non so se hanno avvertito i loro leader, D’Alema e Franceschini». E Renzi? «I suoi hanno dichiarato di aver votato Prodi, non ho motivo di non credergli».

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