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La Resistenza taciuta delle donne è ancora attuale

ROMA- Le donne hanno avuto un ruolo innegabilmente chiave all’interno della Resistenza, spesso non sufficientemente riconosciuto, se non in tempi recenti. Il loro è stato un contributo e una partecipazione fondamentale per liberare l’Italia dall’oppressione.

Ne sono cadute tante, tante ne sono state uccise, tante seviziate, portate nei campi di concentramento e condannate a morte. Hanno combattuto e si sono impegnate in prima persona anziché rimanere a casa. Hanno guardato oltre i loro ruoli sociali di madre, moglie, casalinga in nome della libertà, sfidando la politica anti-femminista che aveva imposto alla donna un destino tutto “biologico” e il solo ruolo di madre-casalinga. Lo slogan  di Benito Mussolini secondo il quale le donne dovevano vivere e del quale dovevano accontentarsi era infatti “obbedire, badare alla casa, mettere al mondo figli e portare le corna” e poi dovevano stare nell’ombra, perché il mondo in cui si trovavano era un mondo di soli uomini. In un manuale di igiene divulgato dal regime alla fine degli anni ’30 si legge :“Lo scopo della vita di ogni donna è il figlio. […] La sua maternità psichica e fisica non ha che questo unico scopo”.

Dunque non fu l’incoscienza o l’ignoranza ad animare queste donne, ma una grande consapevolezza di combattere per una giusta causa.

All’epoca sostituirono gli uomini richiamati alle armi affrontando anche attività faticose. Giovani donne tra i 16 e 18 anni ricoprirono il ruolo di ‘staffette’ ovvero di coloro che garantivano i collegamenti tra le varie brigate e mantenevano i contatti tra i partigiani  e le loro famiglie, e poi ancora le infermiere. Altre imbracciarono direttamente le armi come combattenti, solo loro furono in 35.000, esercitando un sostegno concreto oltre che morale. 

Per tanto tempo il loro contributo è stato taciuto e dimenticato. Nel tempo queste donne ‘trasgressive’ hanno spesso suscitato, oltre alla curiosità, anche una sorta di ‘sospetto’ e quindi inevitabilmente una conseguente mancanza di solidarietà. Solo di recente la loro partecipazione attiva alla Resistenza è stata dovutamente riconosciuta. 

Ma il ruolo della donna tutt’oggi viene spesso svalutato. 

E’ sempre la donna che porta avanti una “resistenza”. Basti pensare alle continue violenze di genere a cui è sottoposta, agli ormai quasi quotidiani femminicidi. Se ne contano oltre 120 nel 2012.  Eppure è proprio lei a resistere di fronte alle avversità e alle difficoltà della vita, considerando, dati alla mano, che le donne si suicidano quattro volte meno degli uomini.  O basti infine pensare alle tante vedove di uomini che si sono suicidati in questi ultimi anni a causa delle crisi. Sono tante, sono forti, parlano con orgoglio dei loro mariti, senza un briciolo di rabbia o di odio, sempre con fierezza, nonostante una indescrivibile sofferenza e le difficoltà materiali e psicologiche che quotidianamente si trovano a dover affrontare. Vanno avanti a testa alta con l’incertezza del futuro, ma continuano la loro ‘Resistenza’ di fronte ad uno Stato assente e, chissà che non saranno proprio le donne le protagoniste di una nuova Liberazione.

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