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L’incertezza si riverbera su Borse e spread; molto bene l’asta Bot

TRIESTE – Due i principali temi macroeconomici che hanno caratterizzato quest’ottava di Borsa: il difficile momento attraversato dall’Eurozona, ancora parzialmente lambita dal reflusso dell’onda lunga della crisi cipriota, e la politica monetaria fortemente espansiva perseguita dal Giappone.

Per quanto concerne il primo argomento, superata in qualche modo l’impasse politica del rinnovo delle istituzioni del Bel Paese, ora l’attenzione degli investitori torna a focalizzarsi  sul modo migliore per uscire da una crisi finanziaria che non sembra voler allentare la propria stretta: una prima lettura degli indici PMI (Purchasing Managers Index) di aprile ha mostrato dati in linea con le attese, con l’indicatore dell’area euro composite invariato a quota 46,5 (il livello 50 costituisce lo spartiacque tra recessione ed espansione), a conferma di un’economia continentale su livelli leggermente recessivi. La Germania ha registrato un calo inaspettato, mentre la Francia è in frazionale miglioramento, pur rimanendo lontana da valori positivi; in progresso la fiducia dei consumatori, migliorata soprattutto in Germania, Italia e Spagna, anche se il valore dell’indice (-22,3) rimane ancora lontano dalla sua media storica (-12,5).

Secondo una nota di Banca Intermobiliare «Il livello degli indicatori rende più probabile un taglio dei tassi di interesse da parte della BCE (Banca Centrale Europea) già nella riunione di maggio, anche se le aspettative del mercato sono per un taglio a giugno», mentre per quanto riguarda un commento alla situazione della nostra Penisola «i dati confermano la situazione difficile dell’economia italiana».
Un quadro generale non particolarmente positivo, dunque, al quale la classe politica, quantomeno in Italia, non sembra essere in grado di fornire rapide ed incisive misure salvifiche, ciò nonostante la settimana di Borsa che si va oggi a concludere è stata all’insegna del rialzo dei mercati azionari e della distensione dello spread, grazie soprattutto alle politiche di sostegno all’economia adottate da tempo da importanti Banche Centrali quali la Fed negli USA, la BoE (Bank of England) nel Regno Unito e la nipponica BoJ (Bank of Japan), che hanno fornito liquidità ai mercati in una situazione desueta rispetto alle dinamiche strettamente economiche.
A questo proposito, come anticipato in apertura di commento, appare opportuno rimarcare la dubbia coerenza di Haruhiko Kuroda, governatore della Bank of Japan, rispetto all’impegno  assunto dalle banche centrali al G20 del Messico di evitare svalutazioni competitive, l’esatto contrario della politica monetaria fortemente espansiva sino ad oggi da lui perseguita e riconfermata nell’odierno board, il primo dopo quello che ha varato le linee di allentamento “quantitativo e qualitativo” (Qqe) come sforzo per battere la deflazione, che hanno prodotto un indebolimento dello yen di oltre il 20% rispetto al dollaro americano dal novembre 2012.
A causa di tali politiche monetarie e del recupero valutario, l’ultima seduta della settimana della Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dello 0,3%, in controtendenza rispetto al progresso di misura dell’indice MSCI della regione (+0,1%).
Dopo un rally dei mercati azionari durato un’intera ottava, sostenuto – come si diceva – dall’azione delle   Banche Centrali di tutto il mondo, Piazza Affari e le principali Borse europee ritracciano sotto la scure delle prese di beneficio dovute ad una settimana di rialzi.

La prevedibile battuta d’arresto in cui sono incappati i listini europei trova Milano in frazionale ribasso (FTSE Mib -0,38%, FTSE Italia All-Share -0,40%), sostanzialmente in linea con Francoforte (-0,31%), mentre Londra (-0,48%) e Parigi (-0,88%) appaiono leggermente più staccate; a frenare Piazza Affari il comparto dei titoli bancari, tra i quali spicca la flessione del Banco Popolare (-3,39%), a rifiatare dopo una quindicina di sedute di corsa, mentre tra gli industriali male Fiat (-2,62%), su voci contraddittorie riguardo al contenzioso tra il Lingotto e il fondo Veba, socio di minoranza di Chrysler, sul valore dell’opzione di acquisto, finita davanti al giudice del Delaware.
Sul fronte del debito sovrano da segnalare l’odierna asta di BOT semestrali, oggetto di una buona domanda che ha completamente soddisfatto gli 8 miliardi di bond in collocamento, con un rapporto di copertura (ammontare dei titoli richiesti rispetto ai titoli offerti) di 1,396, in calo rispetto all’1,64 della precedente asta di fine marzo; in fortissimo calo il rendimento di aggiudicazione, il più basso mai registrato dall’introduzione dell’euro.
Tensioni maggiori sul versante dello spread, con una differenza di rendimento tra BTP novembre 2022 e Bund tedeschi decennali che si è riportata a quota 291 punti base a seguito del dato sul Pil Usa inferiore alle attese del mercato, corrispondenti ad una cedola di poco superiore al 4%.

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