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Boldrini. Io minacciata di morte ogni giorno. La Procura apre inchiesta

ROMA – «Io, minacciata di morte ogni giorno. Non ho paura ma dico basta all’anarchia del web». Lo dice in una intervista sulla Repubblica, il Presidente della Camera Laura Boldrini che lancia un allarme perchè sulla rete sono in atto «campagne d’odio» e sottolinea che «è tempo di fare una  legge».

«In Italia – spiega – le donne continuano a morire per mano degli uomini e per molti è sempre e solo una fatalità, un incidente, un raptus. Se questo accade, è anche perchè chi poteva farlo non ha mai sollevato il tema a livello più alto, quello istituzionale».

«Io non ho paura», ripete la presidente della Camera che ogni giorno riceve messaggi di morte, minacce di violenza anche sessuale. «Non ho paura adesso di aprire un fronte di battaglia, se necessario. Daremo visibilità a un gruppo di fanatici? Sì, è vero. Ma non sono pochi, sono migliaia e migliaia, crescono ogni giorno e costituiscono una porzione del Paese che non possiamo ignorare: c’è e dobbiamo combatterla…. E poi non è una questione che riguarda solo me». E spiega: «ci sono due temi di cui dobbiamo parlare a viso aperto. Il primo è che quando una donna riveste incarichi pubblici si scatena contro di lei l’aggressione sessista: che sia apparentemente innocua, semplice gossip, o violenta, assume sempre la forma di minaccia sessuale, usa un lessico che parla di umiliazioni e di sottomissioni. E questa davvero è una questione grande, diffusa, collettiva. Non bisogna più aver paura di dire che è una cultura sotterranea in qualche forma condivisa. Un’emergenza, in Italia». Boldrini invita dunque ad affrontare la questione: «facciamolo finalmente, a partire da internet dove si sta diffondendo una cultura della minaccia tollerata come burla. So bene che la questione del controllo del web è delicatissima. Non per questo non dobbiamo porcela. Mi domando se sia giusto che una minaccia di morte che avviene in forma diretta o attraverso una scritta sul muro, sia considerata in modo diverso dalla stessa minaccia via web. Me lo domando – sottolinea – chiedo che si apra una discussione serena e seria».

«Se il web è vita reale – continua Boldrini – e lo è, se produce effetti reali e li produce, allora non possiamo più considerare meno rilevante quel che accade in Rete rispetto a quel che succede per strada». E sulla questione della scorta, la Presidente ripete: «Ho chiesto di non essere scortata. Non ho paura di camminare per Roma. Non ho paura di andare da casa in ufficio. Può accadere qualsiasi cosa in qualsiasi momento ma questo vale per chiunque. Mi sento molto più vulnerabile quando penso che chiunque, aprendo un computer, anche i ragazzi giovanissimi che vivono connessi, possono vedere il mio volto sovrapposto a quello di una donna sgozzata. Mi domando che effetti profondi e di lungo periodo, fra i più giovani, un’immagine così possa avere». A questo punto, avverte Boldrini, «credo che ci dobbiamo tutti fermare un momento e domandarci due cose: se vogliamo dare battaglia, una battaglia culturale, alle aggressioni alle donne a sfondo sessuale. Se vogliamo cominciare a pensare alla rete come ad un luogo reale, dove persone reali spendono parole reali, esattamente come altrove. Cominciare a pensarci, discutere quanto si deve, poi prendere delle decisioni misurate, sensate, efficaci. Senza avere paura dei tabù che sono tanti, a destra come a sinistra. La paura paralizza. La politica deve essere coraggiosa, deve reagire».

Nel frattempo la  procura di Roma ha avviato un’inchiesta sulle minacce di morte e violenza rivolte via web alla presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini. L’indagine, affidata al procuratore aggiunto Nello Rossi e al sostituto Luca Palamara, contempla i reati di minacce, diffamazione e violazione della privacy. Gli inquirenti hanno già disposto la rimozione delle immagini con post offensivi rivolti al presidente della Camera e rilanciati on line. Il gip del tribunale di Roma ha affidato agli agenti della polizia postale la chiusura delle pagine web e dei commenti offensivi. Gli stessi investigatori sono al lavoro per risalire agli autori delle offese.

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