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Mafia. Azzerato clan di bagheria. Decine di arresti

PALERMO – I carabinieri del Ros di Palermo hanno sferrato un durissimo colpo a Cosa nostra eseguendo oltre una trentina di ordini di custodia cautelare. Al centro dell’inchiesta, denominata «Argo», è il mandamento mafioso di Bagheria e gli arrestati devono rispondere, a vario titolo, di  associazione mafiosa, estorsione, rapine, detenzione illecita di armi da fuoco, scambio elettorale politico mafioso e traffico internazionale di stupefacenti.

A coordinare le indagini è il procuratore aggiunto Leonardo Agueci insieme ai pm Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli. Insieme ai capi della cosca bagherese, sono finiti in manette anche i vertici del mandamento e delle famiglie mafiose di Villabate, Ficarazzi e Altavilla Milicia.

L’inchiesta «Argo» ha confermato come nonostante il cambiare dei tempi, la mafia mantenga sempre i suoi assetti tradizionali e la sua capacità di condizionare le dinamiche politiche, amministrative ed elettorali del territorio. Gli investigatori, infatti, hanno accertato l’esistenza di un patto tra gli uomini dei clan di Bagheria, e un candidato alle scorse elezioni regionali, basato sul riconoscimento di voti in cambio di denaro. Inoltre, con la collaborazione della Royal Canadian Mounted Police, si è riscontra l’esistenza di un raccordo operativo nel settore della droga tra Cosa Nostra bagherese e la famiglia mafiosa italo-canadese dei Rizzuto. Un contatto che ha consentito di appurare la situazione d’instabilità interna delle organizzazioni criminali in Canada, sfociata negli ultimi anni in numerosi omicidi.

L’operazione Argo ha dimostrato anche come certe «tradizioni» mafiose sopravvivano al passare del tempo. È il caso del rito d’iniziazione a Cosa nostra, la «punciuta».

In un’intercettazione, un boss paragona le nuove leve a giovani cavalli da trotto, da addestrare non escludendo il ricorso ad una certa severità. «Quando vedi che nella salita fanno le bizze – diceva l’uomo d’onore intercettato – piglia e colpisci con il frustino…. sulle gambe… che loro il trotto non lo interrompono… purtroppo i cavalli giovani così sono». Anche nel caso dell’operazione Argo, è stata accertata l’esistenza di un complesso sistema di «prestanome», di cui l’organizzazione si serviva al fine di riciclare i profitti illeciti, e coprire gli interventi delle cosche sul sistema della pubblica amministrazione e dell’imprenditoria. Questo ambito dell’attività d’indagine ha portato al sequestro di beni per circa 30 milioni di euro tra immobili, imprese di costruzioni, supermercati, locali notturni della «movida» palermitana e agenzie di scommesse.

Queste ultime attività commerciali hanno mostrato, ancora una volta, come Cosa nostra, parallelamente alla riscossione del «pizzo», prediliga anche il controllo e la gestione del gioco
d’azzardo.

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