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Legge elettorale. La maggioranza, subito modifiche a porcellum

ROMA – Accordo al vertice di maggioranza sulla necessità di intervenire  entro l’estate  con  riforme del Porcellum, in modo da eliminare gli  aspetti  macroscopicamente incostituzionali dell’attuale legge elettorale.  È quanto riferiscono alcuni dei partecipanti all’incontro di palazzo Chigi avvenuto questa mattina. Non ancora chiari però quali e quanti siano i punti da modificare. Quindi sono ancora numerosi i nodi da sciogliere. Soprattutto perché le versioni di Pd e Pdl non coincidono affatto. 

Per lo schieramento di Silvio Berlusconi l’accordo è su una piattaforma che prevede “niente preferenze, nessuna ridefinizione dei collegi e l’assegnazione del premio alla coalizione che raggiunge o supera il 40% dei voti. Premio che scatterebbe sia alla Camera che al Senato”. 

Dal canto suo invece il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini ha dichiarato: “Trovo importante che si sia raggiunta questa intesa. Non si tornerà a votare con il porcellum”, ha assicurato. “Le prime due letture del Ddl costituzionale con le tappe del percorso delle riforme costituzionali e le correzioni per la clausola di salvaguardia che eviti di tornare a votare con l’attuale legge elettorale saranno votate entro il 31 luglio”, continua  Franceschini. “Siamo di fronte a una vittoria del Pd. Questo aveva annunciato il presidente del consiglio, questo è quello che si è deciso oggi. Altre ipotesi, sono frutto di invenzione”.

Scoppia intanto la polemica per le affermazioni di Renato Brunetta: “C’è un accordo nella maggioranza per fare una riforma minimalista che ricostituzionalizzi il Porcellum e possa essere utilizzata qualora si dovesse andare alle elezioni in tempi brevi, mentre c’è l’accordo che la riforma elettorale più organica avverrà all’interno delle riforme istituzionali, perché se ci dovesse essere il semipresidenzialismo la riforma elettorale dovrà essere coerente e noi diciamo doppio turno di collegio”. Questo quanto ha dichiarato Brunetta, al termine del vertice di maggioranza. Immediata è venuta la smentita di Dario Franceschini. “Le cose che dice Brunetta non sono quelle decise stamattina. Le fa circolare lui ad arte”, ha spiegato il ministro, rassicurando i parlamentari del suo partito. La clausola di salvaguardia al momento ‘è vuota’ dal punto di vista dei contenuti. Di quello, ha detto Franceschini, si parlerà e la discussione è apertissima. Il ragionamento è stato: se nessuno raggiunge il 40%, non si distribuisce premio di maggioranza e all’esito del voto bisogna formare un nuovo governo di coalizione. La maggioranza del Pd rimane invece ferma allo schema bipolare. In particolare si sono espressi in questa direzione ex ds e renziani.

Il segretario Pd Guglielmo Epifani avverte a tal proposito: “Vedo solo un rischio: se si andasse al voto con Porcellum modificato si avrebbe un parlamento proporzionale e quindi ingovernabile”.  Guglielmo Epifani ha inoltre annunciato l’intenzione di coinvolgere la direzione del Pd sulla riforma del porcellum. “Di questo credo sia giusto investire la direzione nazionale del partito: è una scelta politica che ha serie implicazioni”, ha spiegato il segretario alla riunione dei deputati del Pd. “Non voglio arrivare a un punto spinto per inerzia dal governo o dal gruppo parlamentare”, ha sottolineato, “queste decisioni riguardano il partito”.

Il 29 maggio si terrà invece il dibattito parlamentare, che sarà introdotto dal premier Enrico Letta, al termine del quale verrà votata una mozione di maggioranza che conterrà le indicazioni sulle modifiche al porcellum. Modifiche che con ogni probabilità verranno affidate dal Parlamento ad una proposta del governo.

Subito dopo, probabilmente già il 30 maggio, il governo provvederà invece a nominare la ‘sua’ commissione di esperti, che avrà funzione esclusivamente consultiva: «La discussione e approvazione delle riforme – hanno ribadito sia Franceschini che Gaetano Quagliariello – sarà invece compito esclusivo del Parlamento», attraverso il ‘Comitato dei 40’, formato da componenti delle Affari Costituzionali di Camera e Senato, che sarà istituito con il ddl costituzionale nel quale appunto si indicherà il percorso di riforme.

Il ‘Comitato dei 40’, ha spiegato Franceschini, «consentirà da un lato la parità di rappresentanza tra Montecitorio e palazzo Madama, e dall’altro un riequilibrio numerico rispetto al premio di maggioranza». L’obiettivo del governo, ha aggiunto Franceschini, è quello di «coinvolgere tutti i gruppi parlamentari, visto che stiamo riscrivendo le regole del gioco che devono essere il più possibile condivise».

 

 

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