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Teatro Eliseo. Cronaca di una crisi annunciata. Recensione

ROMA – Una doverosa premessa: prima di entrare in sala a vedere Cronaca di una crisi annunciata, avevo letto come sempre il comunicato stampa che presentava lo spettacolo. Della descrizione generale mi aveva colpito soprattutto un passaggio, che recitava: “È una cronistoria appassionata dello sviluppo del pensiero economico liberista e delle sue principali manifestazioni dagli anni Sessanta fino all’Europa di domani.”

Capite bene che parlare di economia, e farlo per di più in musica, di fronte a un pubblico non specialista, non è facile. Uno spettacolo teatrale con queste premesse, lo ammetto, ha creato nella sottoscritta un alto numero di aspettative e parecchia curiosità.
Cominciamo col dire che l’inizio, con citazione da Dante, è forte. L’argomento “crisi” è introdotto bene, con un paragone interessante: la democrazia – in soldoni – ha una struttura a tre livelli. Inferno e paradiso – entrambi meritati! – agli antipodi, e al centro un “cuscinetto” che fa in modo che le due realtà antitetiche non vengano mai in contatto. Il Purgatorio, naturalmente, altro non è che la classe media, quella che la crisi – indubitabilmente – l’ha sofferta di più.
Aggiungiamo poi che la descrizione lampo della storia economica mondiale, dal ‘600 al neoliberismo Tatcheriano e poi ai giorni nostri, è un altro colpo ben riuscito: veloce, vivace, efficace. Fin troppo. Perché da qui le aspettative crescono, e lo spettatore, che si prepara ad essere preso per mano per un viaggio inusuale nell’inferno delle teorie economiche mondiali, fino al paradiso della soluzione alla crisi, viene inevitabilmente deluso, quando tutte le discussioni “tecniche” della serata si riducono a un sunto delle maggiori teorie complottiste pubblicate dai media negli ultimi due anni.
Le memorie di Rockefeller, la costituzione della Trilateral Commission, Bruegel e Bilderberg, il foglio scritto da Letta a un Monti neopresidente del Consiglio, la stretta conoscenza tra quest’ultimo, Draghi, Prodi e Papademos, “colleghi” in Goldman Sachs, sono tutti elementi a sé stanti, che si riuniscono alla fine – sì – ma in un quadro confuso, dove non emerge né un punto di vista che vada oltre il mero complotto americano, né tantomeno la preannunciata – da comunicato stampa, anche questa! – uscita dalla crisi. Quali fossero le alternative al neoliberismo, insomma, alla fine non è chiaro.
Ed è un peccato, perché per il resto la materia c’è. Le musiche, ben ideate e ben eseguite, sono adatte e coinvolgenti, il discorso finale sull’Europa – che sembra volersi rifare alle strutture monologiche di Marco Paolini – è buono sia dal punto di vista testuale che recitativo.
Resta il dubbio sul senso ultimo dello spettacolo, che pur coinvolgendo attivamente il pubblico a più riprese, lascia alla fine con un’idea di “non detto” e “non finito”. E con la convinzione che forse, strutturando meglio il filo logico del racconto – e tagliando qualche pausa, probabilmente –  si sarebbe potuto fare, nel complesso, molto, molto di più.

CRONACA DI UNA
CRISI ANNUNCIATA
ovvero
La crisi come caratteristica strutturale di un pensiero economico

22 maggio 2013
Ore 20.45

Teatro PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI

VINCITORE
Premio della critica al Teatro dei Contrari, Roma
Premio Talenti Under 35 sulla via Emilia, Modena
Premio dei Giornalisti al concorso Nuove Realtà del Teatro, Udine

CRONACA DI UNA CRISI ANNUNCIATA
Testo e regia Tiziano Turci
Aiuto regia Rossella Teramano
Con:
Rossella Teramano – voce
Stefano Maura – chitarre
Elia Moretti – vibrafono e batteria
Tiziano Turci – piano e voce
Scene: Matteo Di Genova
Luci: Domenico Capanna
Grafica e video: Tonino Augugliaro

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