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Riforme. Napolitano tirerà le somme. Il dialogo non decolla

ROMA –  Giorgio Napolitano ha seguito con occhio attento il dibattito parlamentare  sulle riforme di ieri, constatando che il dialogo ancora non decolla, bloccato com’è da eccessive divergenze di opinioni non solo fra i partiti, ma fra i partiti che formano la maggioranza e fra i partiti al loro interno.

Certo, il presidente della Repubblica non sembra avere  nessuna intenzione di entrare in un dibattito che è tutto interno alle forze parlamentari, rispettando fino in fondo i propri diritti e doveri costituzionali.

Fatto sta, però, che Napolitano ha sentito con piacere il presidente del Consiglio Enrico Letta citare il passo centrale del discorso pronunciato al momento dell’inizio del suo secondo settennato. Quello in cui il neo riconfermato presidente della Repubblica spiegava e sottolineava che non è più tempo di indugiare sulle riforme. Ragione per cui è lecito ritenere che Napolitano, sinora chiuso in un profondo riserbo, non esiterà fra qualche giorno a trarre le prime conclusioni della nuova stagione politica. Un riserbo, quello del presidente, che ormai dura da qualche settimana, tanto da rievocare negli osservatori più stagionati, la memoria di un Francesco Cossiga nella fase che precedette l’esplosione delle esternazioni.

E quanto Napolitano dovrà tirare le sue prime somme? Ragionando con la logica verrebbe da pensare al 2 giugno. Tradizione vuole che nel giorno della Festa della repubblica i giardini del Quirinale siano aperti a tutti gli italiani che desiderano visitarli. Quando incomincia a farsi sera il presidente scende, stringe le mani, ascolta le bande militari che eseguono arie risorgimentali e quindi saluta i giornalisti accreditati presso la Presidenza della Repubblica. In passato più volte questa è stata l’occasione per commentare non solo l’andamento e la riuscita dei festeggiamenti, ma anche la situazione politica più in generale. Nessuno si stupirebbe allora se Napolitano facesse la stessa cosa anche quest’anno. Del resto nel già citato discorso di insediamento il Capo dello Stato aveva avvertito che sarebbe stato in silenzio, ma poi avrebbe tratto le conseguenze del comportamento delle forze politiche soprattutto in materia di riforme.

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