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La “mossa del cavallo “? Bene, ma con una netta opzione per il sistema parlamentare

ROMA – Convengo anch’io, con Pino Salerno, che sia giusto accogliere con spirito positivo la decisione del Governo di affiancare alle Commissioni Parlamentari competenti in materia istituzionale, una commissione consultiva di esperti con il compito di elaborare e proporre al Parlamento, in un tempo dato, ipotesi di riforma della seconda parte della Costituzione.

Ovviamente questa mia considerazione presuppone che l’ambito delle questioni su cui ipotizzare interventi riformatori si concentri sulle tre questioni dai più giustamente indicate come prioritarie: il riordino dei poteri e delle funzioni fra centro e periferia; il superamento del “bicameralismo perfetto”; la legge elettorale, anche in rapporto alla forma di governo.
Salerno paventa il preventivo manifestarsi di obiezioni dettate da eccessiva diffidenza e sostanzialmente pretestuose; a me pare che, per il momento, le reazioni prevalenti “a sinistra” siano piuttosto nel segno della prudenza, della cautela. E va bene così; anche scontando il fatto che la destra tende e tenderà -fino a quando?- ad enfatizzare strumentalmente l’iniziativa come segno della “pacificazione”.
Alle considerazioni che Salerno adduce per incoraggiare la cultura della sinistra a considerare l’iniziativa come opportunità positiva, vorrei aggiungerne un’altra, di carattere più generale.  La società italiana sconta davvero, da oltre un decennio, una condizione di “atrofia” delle proprie energie vitali. Vale per l’economia, vale per la produzione culturale, vale per tutti i sistemi che determinano la vitalità di un corpo molto articolato, come sono le società contemporanee. Qui risiede il germe da cui traggono origine molti dei nostri problemi conclamati: la progressiva perdita di competitività del sistema produttivo, il mancato ricambio generazionale in tutti gli ambiti, l’asfissia che incombe sugli organi di autogoverno delle comunità locali, il cinismo che pervade il sentire comune, l’immobilismo come riflesso di autodifesa.
E non si dia tutta la colpa alla politica, come è invalso fare! La crisi della politica e il blocco del sistema istituzionale sono soltanto una delle cause e, ad un tempo, uno degli effetti di questo stato di cose.
Di certo, comunque, la politica ne è coinvolta, ed è chiamata, per la sua stessa funzione, ad essere il primo motore del necessario cambio di passo nel nostro stanco procedere. 

E’ giusto, dunque, non sottrarsi, non perdere opportunità di innovazione; la “mossa del cavallo” vivacizza il gioco, impone la ricerca di nuovi schemi. Ma il cambiamento vale in quanto risponda ad una necessità, non può essere una ideologia. Perciò, ed in ragione di quanto detto fin qui, tornando alla commissione per le riforme istituzionali, alla disponibilità e all’interesse verso il contributo che potrà dare è necessario accompagnare, a proposito della forma di governo, una netta opzione per la conferma del sistema parlamentare.

La ragione sta proprio nell’analisi qui abbozzata; la prima necessità è di rivitalizzare tutti i gangli che presiedono alla nostra convivenza. E’ di suscitare coinvolgimento e responsabilità nel sentire comune. Di rifondare il senso della comunità come ambiente favorevole per investire le risorse di cui pure disponiamo.  Viceversa i sistemi presidenziali, pur nella varietà delle forme possibili, esaltano l’idea del “comandante in capo” come demiurgo e risolutore di tutti i problemi; basta votarlo per mettersi al riparo dalle proprie responsabilità. Anche i più oculati meccanismi di “checks and balances” potrebbero mitigare la funzione, non l’idea.
E’ dunque nell’Italia di oggi  che sono facilmente rintracciabili le ragioni per scegliere con nettezza fra le ipotesi in campo. Su questo terreno risulta importante la funzione degli intellettuali: c’è da promuovere, innanzitutto fra i giovani, una più adeguata sensibilità alle questioni istituzionali, ma soprattutto c’è da ricostruire cultura civile e della responsabilità. A tal fine non serve cedere alla suggestione di ipotesi semplificatorie e tecnocratiche di stampo presidenzialista. Tutt’altro. Nemmeno basta qualche corso in più di diritto costituzionale.

 
 

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