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Pirateria del Pdl. Con un emendamento si tenta di smontare la magistratura

ROMA – Il vicepremier Alfano non ha fatto in tempo a dire, ieri sera da Vespa, che la Giustizia non era tema da affrontare in questo Governo, che oggi arriva tempestivamente un emendamento al ddl, di iniziativa governativa, che istituisce il comitato per le riforme e che approderà all’esame di Palazzo Madama lunedì 8 luglio.

L’emendamento blitz, a quanto apprende l’agenzia Dire, è il 2.12, a prima firma del senatore Donato Bruno, e propone che anche il titolo quarto della Costituzione, quello sulla disciplina costituzionale della magistratura, rientri tra le materie di competenze del comitato.Sarà l’effetto Ruby, ma nei fatti sembra essere saltato l’accordo preventivo di maggioranza che teneva fuori il capitolo giustizia dal disegno riformatore.
Dunque, il Pdl propone una formulazione più generica che ha l’effetto di includere anche il titolo quarto della Costituzione tra le possibili riforme. Mentre il testo del ddl governativo elenca esplicitamente i Titoli della Costituzione che saranno oggetto del dibattito riformatore, ed esclude, non citandolo, il quarto, nella formulazione proposta dal Pdl salta l’elencazione esplicita. Si parla genericamente degli “articoli della parte seconda della Costituzione” e di fatto si include implicitamente anche il titolo quarto, quello sulla magistratura.

Il Pd alza le antenne e le barricate
Il Pd alza le antenne e sale sulle barricate. “E’ bene che il capitolo giustizia non sia incluso tra le riforme costituzionali di cui il Parlamento ha iniziato a discutere. D’altra parte il ddl, che la Commissione Affari costituzionali del Senato sta esaminando, è stato approvato dal Consiglio dei ministri, quindi alla presenza del segretario del Pdl Angelino Alfano”, afferma il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda. “La delimitazione della materia da riformare, deve quindi considerarsi già definita dalla maggioranza di governo. La Costituzione – conclude Zanda – è materia delicatissima che va trattata con la massima prudenza possibile, senza strappi e senza blitz”.
Il Pd, poi, in una nota di Danilo Leva, presidente del forum Giustizia, e Alfredo D’Attorre, responsabile Riforme della segreteria nazionale, mette formalmente in guardia contro la “pirateria del Pdl sulla giustizia”. “Per il Partito democratico – aggiungono – la riforma della giustizia non è un tabù, ma non si può prescindere da quelle che sono le garanzie di indipendenza della magistratura sancite dalla Carta Costituzionale . La giustizia non può essere il terreno su cui scaricare vicende estranee agli obiettivi di riforma e ammodernamento dell’assetto istituzionale”.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio
Insomma, pare proprio che il lupo perda il pelo ma non il vizio. Ci risiamo, dunque. Dopo aver fregato Massimo D’Alema sulla Bicamerale e aver affossato il Governo Monti prima del tempo, pugnalando alle spalle il Pd, ora ci si riprova. Non c’è due senza tre verrebbe da dire, Ma può davvero il Partito Democratico fidarsi ancora del Cavaliere? Si, può fidarsi. Finché sarà Berlusconi a dettare la linea. Ieri Alfano enunciava tutti i punti della campagna elettorale del Pdl, sette su otto stanno per essere realizzati proprio dal governo Letta, tranne uno la riforma della giustizia. L’impressione è che una volta che il Pd avrà approvato l’intero programma del Pdl, Berlusconi (Silvio o Marina che sia) sarà pronto a scendere in campo, raccogliere consensi affermando che il Pdl ha fatto quanto promesso in campagna elettorale e a quel punto, dopo aver vinto le elezioni, la riforma della giustizia se la faranno da soli. Attenti, dunque, perché a camminare con lo zoppo si comincia a zoppicare…ma se poi la zoppia è simulata allora si rischia di restare indietro.

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