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Superare i campi rom. Ora tocca a Torino…

TORINO – Attenzione, perché si comincia sempre così, con l’affermazione: “Dobbiamo superare i campi rom. Dobbiamo aiutarli a uscire dai campi”. Il passo successivo sono gli sgomberi indiscriminati, perché le cittadinanze insorgono di fronte a piani di alloggio o di piani occupazionali e si infuriano di fronte all’assegnazione di abitazioni a condizioni agevolate.

Così si chiudono i campi, ovvero l’unica soluzione di permanenza delle famiglie rom indigenti, ma non si mette in atto alcun programma di sostegno e accoglienza. Decine di migliaia di rom sono state allontanate dai campi negli ultimi anni e solo poche famiglie hanno avuto una soluzione dignitosa di alloggio. Gli altri, ovvero più del 90%, sono stati costretti ad abbandonare l’Italia, ad ammassarsi in pochi insediamenti o a spostarsi da un luogo all’altro, braccati dalle autorità, denunciati, colpiti da provvedimenti di allontanamento, perseguitati. Anche le associazioni che chiedono il “superamento dei campi rom” non lo fanno per tutelare questo popolo discriminato, ma per ottenere denaro pubblico e vantaggi, lavorando in sinergia con le istituzioni intolleranti, realizzando corsi, conferenze, pubblicazioni e altri progetti utili solo a loro. Il ministro Kyenge non ha esperienza in questo campo e usa parole inadeguate, che rischiano di essere strumentalizzate. Quando illustro questa realtà ai rappresentanti istituzionali, mi chiedono, guardando mi in cagnesco: “E allora qual è la soluzione?”. “Non toccate i campi rom,” rispondo loro, “prima di aver individuato e messo in atto una soluzione alternativa, consentendo alle famiglie di entrare nei nuovi alloggi, verificare che la nuova condizione abitativa offerta loro sia superiore alla vita nel campo e solo allora, con il pieno consenso di tutta la comunità rom trasferita, chiudere il precedente insediamento”. Semplice, no? E allora, perché le istituzioni non si comportano in questo modo? La risposta è evidente. Perché il “superamento dei campi” è un’odiosa truffa e le istituzioni, quando lo realizzano unilateralmente, sono già perfettamente consapevoli di avere ben poco da offrire alle persone sgomberate, in sostituzione dei rifugi in cui esse vivevano precedentemente.

Il ministro Kyenge e i campi rom a Torino

 

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