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ROMA – «La scelta dell’isola di Lampedusa, come primo viaggio, da parte del Santo Padre, è essa stessa un messaggio forte che ci aiuta a leggere la storia con gli occhi di Dio». Lo afferma monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, alla cui diocesi appartiene l’isola divenuta «luogo-simbolo di un bisogno di giustizia che riguarda milioni di figli di Dio che non può più essere taciuto».

E per il sindaco, Giusi Nicolini, «l’arrivo del Pontefice è una bellissima notizia e dimostra una sensibilità fuori dal comune, quella di un Papa umano che ha a cuore la sorte degli esseri umani».

«Da oggi – afferma il sindaco – la mia isola non è più il confine d’Italia e dell’Europa, ma l’inizio del cammino pastorale di papa Francesco. Mi auguro che l’Europa sappia ascoltare le sue parole». «Il Pontefice – sottolinea da parte sua la Radio Vaticana – pregherà per coloro che hanno perso la vita in mare, visiterà i superstiti e i profughi presenti sull’isola siciliana. E nella messa celebrata nel campo sportivo abbraccerà ed incoraggerà anche tutti coloro che sono impegnati nell’accoglienza». E tra i migranti, attualmente sull’isola, che aspettano l’arrivo del Papa, c’è curiosità, speranza e tanta gratitudine, come conferma ai microfoni dell’emittente Zaccaria, partito dalla Somalia e approdato proprio a Lampedusa: «senz’altro – sono le sue parole – posso dire che è un momento storico. Una cosa veramente indispensabile, che fa vedere la situazione e cosa vuol dire l’accoglienza. La preghiera ha molto significato». Gli isolani questa sera, alle 21.00, si ritroveranno nella parrocchia di San Gerlando per accompagnare il Papa con la preghiera.

Sobrio ma densissimo il programma di domani del Santo Padre. Toccante sarà il momento in cui deporrà in mare una corona di fiori, per i tanti che non hanno mai visto questo avamposto e riposano sotto le acque, che d’estate sono meta di turisti e vacanzieri. Papa Francesco sarà accompagnato dai pescatori, guardiani dell’orizzonte, vere e proprie ancore di salvezza per migliaia di persone. Poi abbraccerà chi varcando questa porta del Vecchio Continente conserva un fardello che non dimenticherà mai; quindi la Santa Messa nel campo sportivo e l’incontro riservato nella parrocchia di don Stefano Nastasi, testimone della carità insieme agli abitanti e tanti volontari; specchi di un dolore che non può rimane muto: sono 20mila secondo gli ultimi dati gli emigranti che hanno trovato sepoltura in queste acque.

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