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Francia, affaire Bettancourt. I giudici ordinano la censura al sito dello scoop

PARIGI – Le intercettazioni dell’affaire Bettencourt devono essere cancellate. E’ il sunto di quanto ordinato dalla Corte d’appello di Versailles ai siti “Mediapart” e “le Point”.

Le due testate che con la pubblicazione delle intercettazioni e delle trascrizioni del maggiordomo della ricchissima Liliane Bettancourt hanno fatto tremare mezza Francia.

La svolta autoritaria è stata inviata lo scorso 4 luglio: 8 giorni per rimuovere testi, audio e commenti. Pena una maxi-multa da 10 mila euro.

Si tratta di una svolta autoritaria per il caso che il New York Times ha definito “Il Watergate di Francia”. La sentenza si basa sulla violazione dell’articolo 9 del codice civile. In passato altre volte era stata richiesta la cancellazione o la rettifica di quanto scritto a causa della violazione della privacy, ma l’affaire Bettancourt non è un caso come glia altri, motivo per cui in Francia si sta sollevando un vespaio.

I diretti interessati hanno fatto sapere che si tratta di censura. “Una decisione grottesca degna della dittatura di Pinochet”. Questo almeno in parere di Jean-Pierre Mignard, l’avvocato del sito Mediapart. Che evidentemente si trova dalla stessa parte dei giudici istruttori che vogliono indagare sulla vicenda, al contrario di quanto vogliono i procuratori, che vogliono insabbiare il tutto. Con buona pace della libertà di Stampa.

La questione è nota. Si tratta di una delle questioni che più ledono l’immagine di Nicolas Sarkozy, l’ex presidente della Repubblica ed esponente di spicco dell’Ump, il maggiore partito di centrodestra di Francia. Una vicenda molto complessa che vede nell’immaginario collettivo un Sarkozy in veste di aguzzino e Liliane Bettancourt di magnate abbindolata. Il fine era quello di farsi finanziare dall’87enne proprietaria dell’impero L’oreal la campagna elettorale 2007, che porterà Sarkozy all’Eliseo. Questo almeno trapelava dal materiale informativo fornito dal maggiordomo della magnate, che clandestinamente ha fornito dettagli su trasferimenti di capitali, occultamento di beni all’estero e altre transazioni dubbie. Ma anche luoghi e orari in cui l’ex presidente della Repubblica faceva visita alla Bettencourt. Incontri spesso culminati con valigette piene di migliaia di euro, portate via da Sarkozy e il cui contenuto sarebbe finito nei conti che hanno finanziato la vittoria elettorale dell’Ump. Tutti filoni di indagini partiti dalle dichiarazioni della figlia Banier, che etichetto questi trasferimenti di denari come un approfittamento della debolezza fisica e psicologica dell’anziana signora. Accuse non certo accuse cadute nel vuoto visto che lo scorso marzo Sakozy e l’ex tesoriere dell’Ump Eric Woerth sono stati iscritti nei registri degli indagati.

Una vicenda, come facilmente immaginabile che ferisce nel cuore l’orgoglio della droite francese, la cui situazione finanziaria non eccelle viste le recenti notizie provenienti dal consiglio costituzionale, che ha nei giorni scorsi deciso “di rifiutare a causa di rilevanti irregolarità” i rimborsi spese per la campagna di Nicolas Sarkozy del quinquiennio successivo. Non certo una “belle epoque” per l’Ump.

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