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Crisi. La situazione delle famiglie è peggiore di quella descritta dall’Istat

ROMA – Riteniamo eccessivamente ottimisti i dati diffusi oggi dall’Istat sulle condizioni delle famiglie. Potere di acquisto in rialzo, propensione al risparmio in ripresa e reddito disponibile in aumento: un quadro roseo che, con assoluta certezza, non può riguardare l’Italia. 

La situazione che le famiglie si trovano ad affrontare è il completo opposto, a dimostrarlo sono tutti i principali indicatori economici che illustri centri studi (e la stessa Istat) diffondono periodicamente.
Crollo dei consumi (-7,3% nel biennio 2012-2013), contrazione persino dei consumi alimentari (solo quest’anno -4,5%), aumento delle sofferenze bancarie e dei pignoramenti, produzione industriale ed occupazione in caduta libera. Persino le vendite a saldo, per l’ennesimo anno consecutivo, segnano una forte tendenza al ribasso (-8 -9% secondo le prime stime O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori).  Uno scenario che non lascia intravedere nulla di buono sulle prospettive del Paese e delle famiglie. In tale contesto di certo non aiuta la diffusione di dati fuorvianti e poco attendibili, nel tentativo di infondere un improbabile ottimismo che le famiglie, in un momento come questo, difficilmente si possono permettere.
L’unica operazione in grado di restituire realmente speranza e fiducia ai cittadini è il superamento dell’insostenibile clima di incertezza nel quale vivono. Incertezza che investe specialmente i disegni del Governo relativi a IMU, IVA e Tares.
Una condizione di preoccupazione ed angoscia che pesa in maniera sempre più incisiva sull’andamento dei consumi, sulle abitudini e sui progetti delle famiglie.
Per questo è necessario avviare delle misure concrete tese a: eliminare definitivamente l’aumento dell’IVA, cancellare l’IMU sulla prima casa (fatta eccezione per le dimore di lusso), rinviare l’applicazione della Tares al prossimo anno.
Inoltre è fondamentale disporre un concreto piano di rilancio, improntato al sostegno del potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso (attraverso un processo di detassazione) ed alla ripresa degli investimenti per lo sviluppo e la ricerca.
Solo dopo l’introduzione di tali misure si potranno intravedere, finalmente, i primi segnali positivi prematuramente annunciati oggi dall’Istat.   

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