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Il papa del dolore e della speranza

Che Papa Francesco fosse un po’ speciale lo si era intuito da subito, dal momento stesso in cui era stato eletto. Ma certo è che con il passare del tempo, questo Papa è riuscito, attraverso piccoli gesti e ‘imprevedibili’ atteggiamenti, ai quali eravamo oramai disabituati, a ri-conquistare  anche la simpatia e la stima dei meno credenti e dei più scettici rispetto al suo operato. 

Sicuramente la sua indubbia e consapevole capacità comunicativa, unita a una buona dose di spontaneità e semplicità, non possono che aver giovato alla sua popolarità e anche a un progressivo riavvicinamento di molte persone alla Chiesa. Lo ‘stile’ di Papa Francesco risulta indubbiamente vincente, è chiaro, immediato, energico, diretto e allo stesso tempo profondo. Insomma l’opposto di quello stile austero e impenetrabile adottato invece dalla maggior parte dei politici. Papa Francesco ama il contatto con le persone, non ha bisogno di opporre ‘scudi’ e barriere. Preferisce correre qualche rischio ma arrivare dritto al cuore e al sentimento delle persone, tutte le persone. Il viaggio in Brasile è la conferma di questa modalità. Bergolio parte in aereo e porta da solo il suo bagaglio a mano, non ha bisogno di portaborse. In aereo scherza e comunica con tutti, dall’equipaggio ai giornalisti. All’arrivo a Rio de Janeiro non sale su una limousine o su una vettura blindata, ma su una semplice utilitaria. Si immerge in un bagno di folla, che crea anche qualche problema di sicurezza e logistica. Ma Francesco insiste con la sua ‘modalità’ e quindi, anche per raggiungere il Santuario di Aparecida, come per tutti i prossimi impegni importanti, desidera ancora che la vettura resti scoperta. E’ per tutti questi  motivi forse che circa 200 mila fedeli, hanno scelto di passare  la notte fuori dall’ingresso del santuario di Aparecida, nonostante il freddo intenso di queste ore, per assistere alla sua omelia. 

Sembrava l’attesa per un concerto. E pensare che un sondaggio pubblicato ieri parla di un Brasile dove il cattolicesimo risulta notevolmente in calo.

Anche quando ha parlato dal palco ieri a Copacabana in realtà  sembrava di assistere ad una Woodstock in chiave religiosa. Ma soprattutto, Francesco a differenza dei politici, sembra davvero rivolgersi alle persone, ai giovani, prestare loro attenzione, trasmettere valori universali e un briciolo di speranza per il futuro. Parla del dolore, parla del male, ma parla anche di speranza e soprattutto di fiducia nei giovani.

Riguardo al Male dice “il drago esiste, c’è nella nostra storia, ma non è lui il più forte”. Poi continua rivolgendosi ai genitori, agli educatori affinché trasmettano ai giovani i valori che li rendano artefici di una Nazione e di un mondo più giusti.

“La gioventù è la finestra attraverso la quale il futuro entra nel mondo. E’ la finestra, e quindi ci impone grandi sfide. La nostra generazione si rivelerà all’altezza della promessa che c’è in ogni giovane quando saprà offrirgli spazio”. “Consegnargli l’eredità di un mondo che corrisponda alla misura della vita umana; svegliare in lui le migliori potenzialità per essere protagonista del proprio domani e corresponsabile del destino di tutti. Con questi atteggiamenti anticipiamo oggi il futuro che entra dalla finestra dei giovani”. 

E’ con queste parole che Francesco si rivolge a coloro che hanno il dovere, l’obbligo morale e materiale di aprire una strada, un varco, un barlume di speranza nella vita e nel futuro dei giovani.  Quale politico si è mai rivolto ai giovani in questi toni ‘affettuosi’ e ‘paterni’. Bergoglio utilizza parole che arrivano  a tutti e che vanno al di là anche del solo messaggio ‘ecclesiastico’, cercando di stabilire “l’empatia necessaria in un dialogo tra amici”. Quale politico ha mai scelto o voluto parlare con tanta chiarezza, ma soprattutto comunicare ai giovani il messaggio di essere realmente il motore per la costruzione di una società migliore.

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