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Avvoltoi e corvi sul giudice Esposito

ROMA – Che ne facciamo del giudice Antonio Esposito, presidente della sezione feriale della Cassazione, reo di leso berlusconismo? Lo mandiamo alla gogna, lo facciamo percorrere in ginocchio  i viali della villa  ad Arcore cosparsi di sassolini, oppure viene invitato a partecipare a una “cena galante” con l’obbligo di non toccare il succulento cibo umano, meglio lo costringiamo ad un confronto con la Santanché.

La fantasia può svariare ma  la voce è unica o quasi, si merita una punizione. Il reato: aver rilasciato un’intervista  al Mattino di cui ancora non è ben nota la dinamica, si parla di una registrazione, ma anche di un fax spedito dal giornalista al magistrato che, a detta di Esposito, sarebbe stato poi manipolato. Non é questo che ci interessa.

L’intervista del magistrato diventa l’ombelico del mondo

Il fatto è che l’intervista è diventata l’ombelico del mondo, sparata su tutti i quotidiani, oggetto di dibattiti  che per tutta la giornata e fino a notte fonda sono rimbalzati sui teleschermi, sulle radio con dotti commentatori, giornalisti di gran nome che ormai passano più tempo negli studi televisivi che non a seguire, dal vivo si diceva una volta, fatti, avvenimenti. Nella stessa giornata dedicata al giudice Esposito, con un gran volare di corvi e avvoltoi sul capo di questo magistrato, in Italia  c’erano anche altri fatti degni di nota. Ne citiamo due. Il primo: Grillo nel suo blog chiede a gran voce, con accenti offensivi, le dimissioni del Presidente della Repubblica. Napolitano sarebbe alla base di tutti i guai che sta attraversando il nostro Paese. Definisce l’esecutivo guidato da Enrico letta , un governo di “nani” che non è una critica politica, lecita, doverosa anche. Ma il comico genovese spara nel mucchio, non una proposta concreta,punta allo sfascio del Paese perché lui e Casaleggio temono che il movimento sfugga dalle loro mani. La seconda questione: il Presidente della Repubblica, tirato per la giacca da ogni parte, a fronte di fantasiose ricostruzioni in merito all’incontro avuto con i capigruppo del Pdl di Camera e Senato, chiede di essere lasciato in pace. Un punto fermo in questa triste vicenda ,l’ha messo: il rispetto della magistratura. E ciò non ammette deroghe, di qualsiasi tipo, nei confronti del pregiudicato Berlusconi. Interessano questi due problemini? Di  sfuggita. La stampa di tutto il mondo assiste basita. Le vignette sul nostro Paese si sprecano.

La strumentalizzazione delle dichiarazioni del magistrato

E’ Antonio Esposito l’uomo del giorno. Premessa: crediamo anche noi che avrebbe potuto fare a meno di rilasciare l’intervista, come tale, come fatto in sé. Sapeva, o doveva sapere, che sarebbe stata comunque strumentalizzata. Ci sono perfino alcuni giuristi, si fa poer dire, avvocaticchi e giù di lì che parlano ndi una possibile ricusazione della sentenza. Per fortuna lo stesso Coppi, il difensore massimo di Berlusconi, dice che la sentenza è definitiva.  Doveva sapere il magistrato che sarebbe stata usata per rafforzare la richiesta di grazia, salvacondotti,  tutti gli ammennicolo che si chiamano “agibilità politica” dell’ex cavaliere. Argomento chiuso. Tante anime belle di destra, di centro e anche di sinistra però si sono cimentate sul fatto che sarebbe entrato nel merito della sentenza quando ancora non è stata scritta. Cosa avrebbe  detto Esposito di tanto grave: che Berlusconi  non era uno stinco di santo e che era stato condannato in quanto responsabile di una frode fiscale.

Nessuna rivelazione, tutte cose già note

Ovviamente sapeva. Tutto qui? Ma quali segreti ha svelato il magistrato? Nessuno. Strano che tanti dotti commentatori dimentichino che la Corte d’Appello di Milano ha  condannato Berlusconi addebitandogli il reato di frode fiscale, frode non evasione, come dicono anche dotti commentatori. Ancora: il procuratore generale della Cassazione nella sua  arringa di convalida della sentenza milanese ha sottolineato che Berlusconi era  “l’ideatore” e quindi si doveva confermare la condanna ricalcolando invece gli anni di interdizione comminato all’imputato. Tutti o quasi dimenticano, fanno finta, che la Suprema Corte non doveva intervenire nel merito delle accuse che hanno portato alla pena ma valutare  se “tecnicamente”  il tribunale di secondo grado aveva commesso errori, irregolarità, eventuali vizi procedurali insomma. Nel caso si sarebbe potuto annullare la sentenza oppure rinviarla alla Corte d’Appello per aprire una nuovo processo. Insomma quello di cui avrebbe parlato, i segreti svelati, erano cose a tutti note. Corvi e avvoltoi volano a vuoto. Sì, però è grave il fatto stesso che volano.

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