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IL CAIRO – L’Egitto è precipitato nella guerra civile. Questo ormai è un dato di fatto visto le notizie che giungono dal Cairo, dove i sostenitori del deposto presidente Mohamed Morsi continuano a scontrarsi con l’esercito che oltre al coprifuoco ha  dichiarato lo stato di emergenza.

Una situazione, che ricorda una nuova violenta primavera araba, in cui la diplomazia è insesistente mentre l’elenco delle vittime si allunga di ora in ora.  Secondo le ultime stime, infatti, i morti sarebbero saliti a quasi 700, tra questi una cinquantina sarebbero poliziotti, mentre i feriti sarebbero almeno 3.500. Un bilancio esiguo rispetto a quello riportato dai Fratelli musulmani che parlano invece di 4.500 persone rimaste uccise durante le violenze.
E’ rimasto ucciso anche  un cameraman di Sky News Arabia, Mick Deane, di circa 60 anni, e una giovane reporter di Xpress, del gruppo emiratino Gulf news, Habiba Ahmed Abd Elaziz, di appena 26 anni. I morti si contano ovunque, come nelle moschee testimoniate da video lanciate dalle televisioni arabe che hanno ripreso decine di cadaveri avvolti in lenzuoli bianchi. Una situazione ingestibile anche per il vice presidente ad interim, Mohammad ElBaradei che proprio ieri ha rassegnato le dimissioni al presidente Adli Mansour.

L’intervento di Obama
Sulla delicatissima situazione è intervenuto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che ha fatto cancellare  le esercitazioni militari congiunte con l’esercito egiziano in programma per il prossimo mese. “Confermiamo il nostro impegno per l’Egitto e il suo popolo, ma non può continuare l’uccisione di civili per strada. Le autorità egiziane devono rispettare i diritti dei manifestanti”, ha detto il numero uno della Casa Bianca. E poi: “Il popolo egiziano merita di più di quanto abbiamo visto negli ultimi giorni”.
Anche se la sua decisione crea imbarazzo tra i generali egiziani, al tempo stesso evidenzia l’impossibilità, per gli Stati Uniti, di influenzare gli eventi in Egitto, e la crescente frustrazione di Washington. I ripetuti appelli statunitensi ai generali per ripristinare la democrazia nel Paese non sono stati ascoltati, e la decisione – simbolica – di Obama di sospendere la consegna di quattro F-16 all’Egitto, alcune settimane fa, non ha avuto effetti.

Intanto Francia e Gran Gretagna hanno chiesto una sessione urgente del consiglio di sicurezza delle nazioni unite, ed è stata convocata lunedì a Bruxelles una riunione straordinaria degli ambasciatori ue del comitato politico e di sicurezza «per valutare la situazione in egitto e coordinare la posizione degli stati membri e dell’ue e possibili azioni».

La Bonimo convoca l’ambasciatore
Il ministro degli Affari Esteri, Emma Bonino, ha convocato ieri, alla Farnesina, l’ambasciatore egiziano Amr Mostafa Kamal Helmy. Bonino ha fortemente deplorato gli atti di violenza verificatisi in Egitto, esprimendo dolore e sgomento per il loro alto costo in termini di vite umane: «L’uso della forza da parte delle forze di polizia è stato brutale, sproporzionato e non è giustificabile» ha detto il ministro. L’aspettativa italiana, come si legge in una nota della Farnesina, è che «cessino al più presto lo stato di emergenza, ogni tipo di violenza da parte di tutte le parti coinvolte in questa crisi, la repressione e gli arresti politici indiscriminati e che le forze di sicurezza egiziane improntino la loro condotta al criterio del massimo autocontrollo». In tale contesto Bonino ha espresso l’auspicio che anche i leader della Fratellanza Musulmana si impegnino per fermare le proteste e mantenere la calma, dovendosi in particolare garantire la sicurezza e l’agibilità dei luoghi di culto. La titolare della Farnesina ha altresì affermato, durante l’incontro con l’ambasciatore Helmy, che quanto l’Italia si attende è che «l’Egitto possa al più presto tornare ad un processo democratico che sia fondato sul normale funzionamento delle istituzioni civili e che contempli la massima inclusività di tutte le forze politiche del Paese, compresi i Fratelli Musulmani». «Il futuro dell’Egitto è nelle mani del suo popolo – ha insistito Emma Bonino – ed è responsabilità di tutti, e in primo luogo del Governo interinale, operare affinché siano poste in essere le condizioni per una ripresa verso la transizione democratica».

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