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MILANO – Da diversi anni lanciamo un invito al Comune di Milano. L’anno scorso l’abbiamo promosso anche nella pagina Facebook del sindaco, che non ha approvato quella “invasione umanitaria” del suo spazio, ma almeno ha iniziato a rifletterci.

La nostra proposta era semplice: perché non impiegare i fondi sociali europei per sostenere le famiglie rom sotto gli aspetti abitativo e professionale, anziché spenderli per operazioni di sgombero e “messa in sicurezza”? La nostra proposta prevedeva che fosse proprio il Comune, con i servizi sociali, a gestire le risorse, identificando appartamenti ed edifici da riattare, corrispondendo i canoni di affitto ai proprietari, finanziando le ristrutturazioni e avvalendosi – per rendere ancora più efficiente ed efficace il progetto – delle professionalità rom. Contemporaneamente, il Comune avrebbe dovuto impegnarsi per favorire l’inserimento al lavoro dei cittadini rom, sviluppando una rete di contatti con aziende, enti pubblici e realtà private. Forse qualcosa si muove, almeno per l’emergenza abitativa. La goccia scava la pietra e la nostra proposta, così poco valutata finora dalle istituzioni, è la sola che corrisponda alle linee guida del’Unione europea riguardo ai fondi stanziati per l’integrazione della comunità rom. A quanto ci risulta, il Comune di Milano non ritiene di essere adeguato per la gestione diretta delle risorse né per l’organizzazione di un programma casa-lavoro e dunque ricorrerà alla mediazione dell’associazionismo, che riceverà i fondi da destinare poi al pagamento dei canoni di affitto, fino a un massimo di 600 euro mensili a famiglia. Se si eviteranno i soliti sprechi – e in questo senso la vigilanza dei difensori dei diritti umani sul corretto impiego del denaro stanziato sarà determinante – potrebbe essere un passo concreto da parte delle istituzioni meneghine a tutela di una comunità fino ad oggi perseguitata e screditata attraverso dichiarazioni rese alla stampa e operazioni di allontanamento e repressione.

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