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Berlusconi e il vertice ad Arcore. Un monumento al conflitto di interessi

ROMA – “L’Italia trovi il coraggio e denunci il banana per stalking”. Non credo si possa dire meglio di quanto abbia detto Altan. Il tormentone d’agosto sta fiaccando la dignità e la lucidità degli italiani. E della nostra libera informazione. Oggi il Corriere titola: “Vertice PDL sulle sorti del governo”, ma omette di sottolineare come questo drammatico vertice si tenga ad Arcore in una villa del condannato per frode fiscale.

E che vi partecipano, ministri, dirigenti politici, ma anche familiari e sodali di vecchia data del suddetto condannato. A me pare, questo, un immenso monumento al conflitto d’interesse. Osserva Nadia Urbinati, su Repubblica, come il piano delle “colombe” sia più temibile della volontà dei “falchi” di provocare elezioni. Le colombe, infatti, cercano di insinuare “nel discorso politico ordinario l’idea che il danno della decadenza di Berlusconi sia molto maggiore dal beneficio che viene dal rispettare la legge”. “Ascoltare le colombe si rivelerebbe una strada di non ritorno perché ogni cittadino potente potrebbe, da quel momento, invocare il precedente e indurre lo Stato ad abbassare la testa al peso ricattatorio”. Ma la conseguenza più grave di un’eventuale indulgenza del Pd, sarebbe, a mio modo di vedere, un’altra. Berlusconi riuscirebbe a imporre al Parlamento, al Governo e al Presidente della Repubblica la sua personalissima agenda. Immaginate la scena. La Giunta per le Autorizzazioni chiede, con il voto del Pd, l’intervento della Consulta per stabilire se sia o no costituzionale la legge Severino, che prevede la decadenza dal Senato di un condannato in via definitiova per frode fiscale. Ecco che il condannato pretende di essere ascoltato in Giunta o prende la parola in aula. E sostiene che tre sentenze contro di lui sono illegittime, che la magistratura, egemonizzata dalla sua corrente più a sinistra, ha consumato in vero e proprio golpe ai danni dello Stato di diritto, che è questo il nodo fondamentale da porre al centro del dibattito politico, istituzionale ed elettorale. Cancellati, con un coup de theatre, l’ennesimo, i problemi dell’Italia e degli Italiani. La necessità di costruire una nostra proposta per rilanciare l’Unione Europea e sottrarla all’egemonia distruttrice di Angela Merkel. La centralità della questione lavoro. L’urgenza di combattere in modo efficace corruzione e mafie, che sono il vero spread dell’Italia con il resto del mondo civile. In passato Berlusconi ha sprecato due occasioni  per affermare la sua “ricetta”, per cambiare il paese secondo i desiderata della sua parte politica. Nel 2001 e nel 2008, elettori (e i premi di maggioranza) gli avevano consegnato il controllo del Parlamento. Entrambe le volte ha fallito. Per sua colpa. Perciò alza la posta. Perciò non gli basta più nemmeno modificare la Costituzione e imporre la forma presidenziale. Perciò vuole ora sventrare lo stato di diritto e mettere la museruola a ogni controllo di legalità. Lo dico a Enrico Letta e a chi teme la caduta del governo. All’Italia e agli italiani non può bastare qualche fondo per l’edilizia scolastica (e ce n’è bisogno) né che si rifinanzia la cassa integrazione (indispensabile), se ogni giorno il Governo arranca sotto il ricatto di chi vuole sovvertire il buon senso e l’agenda di governo. Per mettere la propria, personale, salvezza in cima a tutto e a ogni costo. Il Pd voti la decadenza, come è costituzionalmente corretto. E soprattutto inverta l’agenda, richiami l’attenzione del Governo, del Parlamento, del Paese su altre priorità. Ripeto: una proposta forte per l’Europa, sostegno al lavoro, dipendente e autonomo, lotta alla corruzione e alle mafie. E aggiungo: una legge elettorale che ridia ai rappresentati il potere di scegliere i rappresentanti e che elimini il premio di coalizione al primo turno. E una legge contro il conflitto d’interesse È questa la “politica del fare”. Se poi la pervicacia di Berlusconi e la miopia di Grillo ci portassero a elezioni, bene, sceglieremo un leader e non un amministratore di condominio e diremo le nostre buone ragioni agli elettori

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