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Torre del Lago. Al teatro Puccini con Peppe Servillo un viaggio fra le canzoni di Celentano

Giovedì si conclude il cartellone  di Music & Mare

VIAREGGIO – Chiusa la stagione della lirica con un grande spettacolo, Turandot, a Torre del Lago, il paese dove Giacomo Puccini compose le sue opere,  si conclude anche il cartellone di Music & Mare con uno eccezionale concerto che si svolgerà giovedì 29 agosto, ore 21,30, al Teatro Giacomo Puccini nell’auditorium Enrico Caruso. PEPPE SERVILLO GUIDerà UNA ALL STAR BAND FORMATA DA CINQUE GRANDI MUSICISTI JAZZ ITALIANI IN UN VIAGGIO STRAORDINARIO TRA LE CANZONI DEL CLAN DI ADRIANO CELENTANO, riviste e arrangiate in chiave jazz. Servillo e la “ band” hanno scelto Celentano “ per ritrovare- affermano le canzoni che cantavamo da ragazzi, guidando le nostre prime automobili o intorno ai falò sulla spiaggia”.canzone d’autore e jazz di nuovo a braccetto nello spettacolo “Le memorie di Adriano”, la maschera istrionica di Peppe Servillo e la maestria strumentale di alcuni dei più bei nomi del jazz nazionale: Fabrizio Bosso alla tromba, Javier Girotto ai sassofoni, Rita Marcotulli al piano, Furio Di Castri al contrabbasso e Mattia Barbieri alla batteria. La stessa formazione che qualche anno fa  produsse “Uomini in frac”, tributo all’arte di Domenico Modugno.

Lo spettacolo è una affascinante  rilettura da parte degli uomini del jazz,  della canzone italiana, di Adriano, il Molleggiato nazionale, ovvero il ragazzo della via Gluck,   le Al Teatro Puccinicanzoni sono i rock’n’roll e le ballate visionarie, talvolta romantiche, altre volte ecologiste, che hanno scosso la sonnacchiosa scena del pop nazional-popolare dei primi anni Sessanta. Canzoni, per esempio, come “Pregherò”, “Azzurro”, “Il ragazzo della via Gluck”, “Il problema più importante”, “Storia d’amore”, “Stai Lontana da me”, “Un albero di trenta piani”, “Chi ce l’ha con me”.
  Le canzoni di Celentano e del suo Clan sono trattate con una certa libertà ma sostanzialmente con rispetto e del resto non avrebbe senso tradirle con un approccio troppo radicale.Canzoni che hanno fatto anche la “nostra” storia e che non abbiamo mai dimenticato,  che non appartengono al repertorio di un jazzista, ma proprio in questo consiste la vera sfida, che gli artisti affrontano a ogni performance con quel senso di rispetto, disillusione e ironia che si è rivelato la vera magia del loro incontro.

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