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La Cina è sempre più vicina. Hou Hanru nuovo direttore del MAXXI di Roma

ROMA – Presentato a Roma, con una lunga conferenza stampa, il nuovo direttore artistico del museo MAXXI, il curatore e critico cinese Hou Hanru, voluto dal Consiglio di Amministrazione (composto da Beatrice Trussardi, Monique Veaute e dalla presidente della Fondazione, Giovanna Melandri) e selezionato tra i venti papabili, inizialmente individuati.

Dopo l’introduzione di Giovanna Melandri – incentrata sul ruolo del CdA nell’incremento dei visitatori della struttura e nell’aumento di finanziamenti privati – Hou Hanru ha preso la parola introdotto da un più ficcante intervento di Monique Veaute circa le aspettative del Museo verso il nuovo direttore.

L’approccio teorico e socio-politico del neodirettore (con una grande esperienza internazionale come curatore Biennali e consulente di grandi istituzioni artistiche) fa ben sperare rispetto alla sua intenzione di trasformare il museo in un centro di ricerca, un laboratorio che non intende trascurare la relazione con la città, in cui emerga chiaramente una riflessione sul ruolo e la responsabilità di artisti, critici, curatori, urbanisti, designer, rispetto alla negoziazione di nuovi valori che emergono nella società in questo tempo di crisi.

Con una pacatezza ed un garbo tipicamente orientali, ma con piglio rigoroso, Hou Hanru si è detto  sicuro che il MAXXI – da lui definito ancora un bocciolo – diventerà presto un fiore come gli altri disegnati da Zaha Hadid in diversi Paesi. Anche se il riferimento all’estero ha negato l’allusione ad un modello da importare, esprimendo – al contrario – una condivisibile idea di internazionalità,fatta di rispetto delle differenze e sguardo critico ed interpretativo sulla società. Hou Hanru ha citato Kant e Gramsci come esempi, in tal senso, di uomini che pur non avendo viaggiato per il mondo, sono stati in grado di spiegarlo. Ma, a tal proposito, se si apprezza la visione del neodirettore, di certo non si può non domandarsi sull’effettiva esistenza, oggi, di intellettuali di tale portata. A parte ciò, i suoi riferimenti alla democrazia e all’approccio alla crisi, nei termini di superamento e consapevolezza, lasciano intravedere una visione ampia del lavoro a cui si appresta, con riguardo non solo alla proposta culturale ma anche – ci si augura – alle eventuali ripercussioni sociali che l’attività di un museo dovrebbe avere.

Infine l’interrogativo che rimane è quello circa la relazione tra il neodirettore artistico e le direttrici Anna Mattirolo e Margherita Guccione, fino a ieri le uniche a capo del MAXXI Arte, la prima, e del MAXXI Architettura la seconda. Come verranno gestite le competenze? Nel nuovo museo senza divisioni tra discipline, basterà quell’aggettivo sulla carta (artistico) a fare la reale differenza?

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