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In Siria le “bombe chirurgiche” dei Paesi avanzati non portano la pace

ROMA – “Oggi con il Papa, nel digiuno e nel raccoglimento per scongiurare la guerra in Siria e per pregare per la pace. La forza della testimonianza delle parole di pace e dialogo di Papa Francesco è già più penetrante nelle coscienze degli uomini e delle donne del mondo intero di quei governanti che, invece, approntano le armi e le usano per regolare conti o conflitti o per “dare una lezione” a un dittatore.

Il digiuno, il silenzio e la parola di pace e dialogo lanciato da Papa Francesco ha una potenza di straordinaria intensità per si predispone all’ascolto, alla riflessione comunitaria e fra istituzioni alla testimonianza di fedi che nella pace e nella tolleranza promuovono la spiritualità’ e la speranza. Quanto sta accadendo e oggi avrà il suo culmine nelle veglie di riflessione, raccoglimento e preghiera indetta dal Papa è una straordinaria indicazioni e di pace che merita luce dei media e l’ascolto ascolto dei potenti della terra.

In Siria (ma anche altrove) non saranno le “bombe chirurgiche” dei Paesi avanzati a portare la pace. Piuttosto rischiano di suscitare un’estensione dei conflitti regionali su vasta scala, provocare altri gravi lutti, mettere a rischio l’opera e il lavoro dei pellegrini di pace che si stanno adoperando in situazioni molto pericolose per ricercare soluzioni diplomatiche e umane. Le parole evangeliche del Papa e il suo appello sensibile fanno breccia nei cuori e nell’anima. Un Padre, missionario e guida sul campo della fede cristiana, con la parole e la testimonianza, senza disporre di eserciti né di arsenali, ha aperto una grande strada, per andare oltre le soluzioni del conflitto armato attraverso la cultura, praticabile, dell’incontro e del dialogo. L’adesione di molti capi religiosi di altre fedi è già l’apertura di una strada maestra che non si può non percorrere.

Oggi è stasera, in particolare, allora individualmente parteciperò in Piazza San Pietro alla veglia per la pace e con tanti individui li è in tante chiese e luoghi del mondo saremo la comunità globale dei senza eserciti e senza podi da salire che si mobilita per fermare la guerra. È un evento mediatico? Non un grande fatto delle angosce e della vita civile contemporanea, per una volta a dimensione globale, che esprime una faccia altra della globalizzazione da conoscere, indagare, raccontare senza altri fini che quelli fissate da poche parole chiave: no guerra, si fermino le armi, si faccia marciare la cultura del dialogo e della composizione ragionevole e diplomatica dei conflitti.”

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