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Appello contro la repressione giudiziaria dei cittadini indigenti che recuperano oggetti nelle discariche

Prelevare in una discarica assi per costruire una baracca, una vecchia pentola o un videoregistratore rotto può comportare, nei tribunali italiani, una condanna da 1 a 6 anni di carcere, oltre a pesanti multe. Il reato previsto dalla nostra giurisprudenza è “furto aggravato”, spesso “in concorso”. Il Gruppo EveryOne si appella alle istituzioni italiane, all’Unione europea, all’Alto Commissario delle Nazioni Unite e a Papa Francesco

MILANO –  “La giustizia italiana sembra ormai accanirsi contro i poveri, i senzatetto, i migranti emarginati e soprattutto i rom”. Lo afferma Roberto Malini, scrittore e leader del Gruppo EveryOne. “La nuova frontiera di questa tendenza a reprimere le minoranze in difficoltà umanitaria,” spiega Malini, “è rappresentata dagli arresti, le denunce e le condanne che fioccano in tutto il Paese in relazione ai ‘furti in discarica’. Per costruire una baracca, rom e senzatetto si recano – e chi non lo farebbe, nelle loro condizioni di estreme indigenza? – presso le discariche, dove recuperano assi, vecchi mobili, pentole ammaccate. Se poi, rovistando fra la spazzatura, trovano un videoregistratore o un televisore dall’apparenza non troppo malandata, lo recuperano, magari per tentare di ripararlo. Molti direbbero che è lodevole recuperare beni dismessi dalla società consumistica per prolungare la loro utilità. In Italia, invece, prelevare beni in discarica è considerato dalla giurisprudenza un grave reato e chi lo fa viene denunciato e spesso condannato per ‘furto aggravato’ (aggravato perché avviene entro ‘stabilimento pubblico’, come prevede l’articolo 625 comma 1 n. 7 del codice penale). La pena prevista per coloro che prelevano qualcosa dai mucchi di spazzatura? Da 1 a 6 anni di reclusione, oltre a una multa da 103 a 1032 euro. Il fatto che l’oggetto sia stato abbandonato non migliora la condizione giuridica di chi lo preleva, perché secondo le nostre leggi, accogliendolo in discarica, il comune ne diviene il nuovo possessore. Neanche il valore infimo del bene scagiona chi lo raccoglie, perché nella nostra giurisprudenza è sufficiente il dissenso da parte del comune per trasformare il raccoglitore in un ladro”.

Il Gruppo EveryOne sta cercando di assistere, in una località delle Marche, undici giovani rom sorpresi dalle forze dell’ordine con alcuni apparecchi elettrici rotti prelevati da una discarica. “I rom recuperano da secoli gli oggetti che noi abbandoniamo,” spiega Malini. “Essi sono convinti che un bene non sia esaurito finché qualcuno possa trovare in esso utilità. Non a caso, sono quasi sempre rom gli artigiani – in via di estinzione, ormai – che riparano pentole e sedie, ripristinano posate, aggiustano ombrelli. I ragazzi che stiamo cercando di aiutare di fronte a leggi palesemente repressive e ingiuste, non si rendono neanche conto di essere colpiti da un’accusa tanto grave. E’ inimmaginabile, per loro, che recuperare una radiolina bruciata potrebbe condurli in carcere per anni. La loro giustizia, il ‘Romani Kris’, non considera in alcun caso come una cattiva azione il recupero di un bene dismesso, che anzi è un’azione civilmente lodevole. Ma questo le nostre autorità, i nostri sindaci, i nostri giudici non lo sanno e le carceri italiane si riempiono, giorno dopo giorno, di uomini e donne innocenti che cercano poveri materiali per costruire i loro miserabili rifugi, vecchie padelle per cucinare quel poco cibo che la questua consente loro di acquistare, oggetti senza più vita, nella speranza di ripararli”. I difensori dei diritti umani del Gruppo EveryOne, di fronte a tanti casi giudiziari drammatici che toccano famiglie rom e senzatetto, ha inviato un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Ministro della Giustizia Paola Severino, al Consiglio Superiore della Magistratura, al Consiglio d’Europa, alla Commissione europea, all’Europarlamento, all’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani e a Papa Francesco. L’appello chiede alla istituzioni italiane e internazionali di adoperarsi affinché alla repressione contro i rom siano sostituite politiche di solidarietà, come prevede il Quadro dell’UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom. L’organizzazione umanitaria rileva inoltre come “l’atteggiamento di severità giuridica che esiste in Italia nei confronti di coloro che recuperano – a causa della loro indigenza – oggetti dismessi nelle discariche si discosti dagli ideali di civiltà e umanità che sono alla base della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nonché della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”.

 

 

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