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LONDRA – Sono diventati il simbolo del post crisi. Alcuni studi divulgati mostrano che il numero di persone che sono sfruttati da contratti a “zero ore” in Gran Bretagna abbia toccato quota cinque milioni di persone. Un numero “monstre” di casi che è finito in queste ore nel mirino del capo dell’opposizione al governo di David Cameron.

Durante il “Trade Union Congress” il leader laburista Ed Miliband ha messo in cantiere i progetti per il futuro: mettere al bando il lavoro a chiamata saltuaria per venire incontro alle necessità di stabilità di cui le fasce di popolazioni meno abbienti necessitano. “Dobbiamo fermare il fatto che la flessibilità possa essere utilizzata come scusa per lo sfruttamento” ha detto il leader della sinistra inglese all’apertura della conferenza di Bournemouth, nella contea di Dorset, nel sud dell’isola.

Tra le soluzioni proposte da Miliband c’è di limitare tramite la trasformazione a contratti meno flessibili chi abbia accumulato già 12 settimane di lavoro a chiamata durante l’anno. Miliband non ha escluso il fatto che in alcuni casi questo tipo di contratti possano essere utili. “Per i giovani baristi, per le supplenze a scuola o in alcuni casi delle professioni mediche sono certamente molto utili” ha affermato. Ma in altri casi “sono stati terribilmente abusati e questo sfruttamento deve aver fine” ha continuato.

Secondo quanto illustrato secondo il forum, la Gran Bretagna ha passato gli ultimi due anni tra i bassifondi delle classifiche europee. Secondo alcuni studi la sua perdita di peso internazionale è stata migliore solo di quella italiana. Questo a causa della combinazione dell’aumento dell’inflazione e di un non sufficiente adeguamento degli stipendi. C’è anche questo modus operandi dietro alla ricetta anti-crisi di Miliband, conscio che per ottenere una cura adeguata non si può certo partire dagli ultimi, bensì da chi la crisi la soffre realmente. Sia in modo estremamente flessibile che a tempo pieno.

Il discorso di Miliband, lanciato in un congresso annuale organizzato da sindacati e che tratta tematiche del lavoro, seppur musica alle orecchie degli interlocutori, si inserisce in un contesto di rivoluzione in seno alle strategie e alla composizione dei Tory. Circa tre mesi fa Miliband sancì la separazione tra il maggiore partito della sinistra e i sindacati. I fatti sono noti e prendono le sembianze del “caso Falkirk”, dal nome cioè di quella cittadina scozzese tra Edimburgo e Glasgow dove pesanti irregolarità hanno portato alla scalata di alcuni sindacalisti locali verso le più alte cariche del partito laburista. Nella fattispecie fu il sindacalista Stephen Deans a creare false tessere per avvantaggiare i propri candidati a livello nazionale e per consolidare il proprio controllo locale. La venuta alla luce dei fatti portò alla rottura della contestualità di iscrizione tra sindacato e partito. Una tessera del partito non darà quindi più diritto ad essere iscritto al partito laburista. Una rottura simbolica ma soprattutto organizzativa di quel legame simbiotico tra le due anime del centrosinistra inglese che non può non gettare ombre sul futuro.

Da qui il grande interesse che l’incontro ha suscitato in Gran Bretagna. Da Bournemouth dovrà uscire una vista comune di queste due entità che a lungo hanno ben convissuto. Il rischio da evitare è che si ripeta quanto avvenuto all’interno del partito laburista australiani, recentemente stracciato dalla vittoria di Tony Abbot: che una rottura interna della sinistra porti alla debacle elettorale nelle prossime elezioni nel maggio del 2015. Perché se è vero che neanche i conservatori se la passano bene, con rotture interne e con l’ascesa della destra euroscettica Ukip ad adombrare gli scenari della destra inglese, la sinistra ha un possibile caso Rudd-Gillard in salsa inglese da evitare. Con i sindacati da una parte e il partito laburista dall’altra diviso su un fronte elettorale sempre più incerto.

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