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Il pregiudicato ordina ai “suoi” ministri di dimettersi, loro obbediscono. Si apre la crisi

Il pregiudicato ordina ai ministri del Pdl di “presentare subito le dimissioni per non essere complici dell’aumento dell’Iva”. Un’indicazione o meglio un ordine recepito subito dai rappresentanti del centrodestra nell’esecutivo.

“I ministri del Pdl rassegnano le proprie dimissioni”:lo fa sapere Angelino Alfano – tramite la sua portavoce – affermando  di parlare a nome di tutta la delegazione del Popolo della Libertà. Epifani, in un commento a caldo, dice che si tratta di una ulteriore azione di sfascio. La crisi di governo è ormai aperta. Berlusconi cerca di buttare la palla nel campo del centrosinistra, ma il tentativo è miserevole. E’ il segno,se ce ne era ancora bisogno,dello stato di disperazione in cui si trova il pregiudicato. Ormai lui chiede dimissioni di tutti e di tutto. I “suoi parlamentari” i “suoi “ministri”, i membri della Giunta che avranno il diritto di esprimere una opinione, di far sapere cosa pensano e come si comporteranno nella seduta  della Giunta. I cortigiani del pregiudicato parlano e sparlano, manifestano in piazza.

Berlusconi affetto da  una nuova malattia, la mania di dimissioni

Ma tant’è dal momento in cui il cavaliere ha deciso le dimissioni in massa dei senatori e dei deputati, ha scelto la strada dell’eversione, dell’attacco alle istituzioni democratiche. Vuole gettare il Paese nel baratro e cerca disperatamente  di dare la colpa ad altri, a Napolitano, a Letta, al Pd, alle forze democratiche  che non hanno accettato il ricatto. Se l’Iva aumenterà la colpa sarebbe del premier perché ha congelato il Consiglio dei ministri che non poteva decidere stanziamenti di miliardi se non c’era la garanzia che il governo andava avanti. Non si buttano i soldi dei cittadini in questo modo.

Una motivazione ridicola per ritirare la delegazione Pdl dal governo

La motivazione della richiesta di dimissioni ai “suoi” ministri infatti è ridicola visto che viene da uno che ha deciso anche le dimissioni massa dei parlamentari., le ha chieste anche a 10membri della Giunta per le elezioni a partire dal suo presidente, Stefano, che si riunirà il 4 ottobre per decidere la sua decadenza da senatore. Avrebbero commesso il “reato “di aver espressola loro opinione sulla condanna  del cavaliere . Per questo annuncia che non si presenterà all’ udienza pubblica. Letta avrebbe commesso il rato di aver difeso il denaro pubblico e di presentarsi al Parlamento per porre il problema  del governo del Paese. Vediamo il testo della nota di Berlusconi.

“Ho invitato la delegazione del Popolo della Libertà al governo – annuncia- a valutare l’opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della Libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani”.

“La decisione assunta ieri dal Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, di congelare l’attività di governo, determinando in questo modo l’aumento dell’Iva è una grave violazione dei patti su cui si fonda questo governo, contraddice il programma presentato alle Camere dallo stesso Premier e ci costringerebbe a violare gli impegni presi con i nostri elettori durante la campagna elettorale e al momento in cui votammo la fiducia a questo esecutivo da noi fortemente voluto”. “Per queste ragioni, l’ultimatum lanciato dal Premier e dal Partito Democratico agli alleati di governo sulla pelle degli italiani, appare irricevibile e inaccettabile”. “Pertanto – conclude – ho invitato la delegazione del Popolo della Libertà al governo a valutare l’opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della Libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani”.

Epifani: un’azione di sfascio

Che dire, siamo al delirio. Uno che come lui perde la testa  è pericoloso per l’intero Paese. 

Dopo l’annuncio dato dal portavoce arriva anche  una nota  congiunta“ a chiarimento” da parte dei ministri i quali cercano di attutire il significato della loro decisione. Forse addirittura lo aggravano tanto sono pretestuose le loro argomentazioni. “Non riteniamo vi siano più le condizioni per restare nell’esecutivo- affermano -rassegniamo le nostre dimissioni anche al fine di consentire, sin dai prossimi giorni, un più schietto confronto e una più chiara assunzione di responsabilità”. La nota è firmata da Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello.  Parlano di “ schietto confronto”, ma è difficile capire  perché il confronto sarebbe meno “schietto” se non ci fossero le dimissioni. La realtà è che il pregiudicato ha scelto la strada dello sfascio, muoio io vada tutto in malora.

Epifani: l’irresponsabilità sta salendo a livelli imprevedibili

E di “sfascio “parla Guglielmo Epifani,: “Le dimissioni dei ministri del Pdl – afferma il segretario del Pd – sono una ulteriore azione di sfascio per l’azione del governo.  “Aprono formalmente nei fatti una crisi, dovremo valutare esattamente le conseguenze di questo. L’irresponsabilità sta salendo a livelli che non erano razionalmente valutabili”. Il segretario del Pd individua comunque una priorità. Cambiare la legge elettorale prima di tornare alle urne “è un passaggio obbligato”. Il premier  Enrico Letta è stato informato da Alfano ed ha subito telefonato al Presidente Napolitano. con il quale si consulterà in tarda serata.

Letta: I fatti sono sotto gli occhi di tutti. Chiarimento in Parlamento

Da Palazzo Chigi si sottolinea che “Il chiarimento deve avvenire in Parlamento, alla luce del sole, di fronte ai cittadini. E’ questa la prima reazione che filtra da Palazzo Chigi:. “ll tentativo di Berlusconi di rovesciare la questione- si rende noto- è contraddetto dai fatti che sono sotto gli occhi di tutti perché la decisione di ieri del Consiglio dei ministri è stata causata dalle dimissioni in bianco annunciate da deputati e senatori del Pdl che non avrebbero garantito che l’eventuale decreto legge potesse essere convertito in legge.

 

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