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Femminicidio. Il Senato approva il decreto tra polemiche e malumori

ROMA – E’ stato approvato e trasformato  in legge, in tempi record, il decreto legge sul femminicidio in discussione oggi al Senato. Il testo del provvedimento scadeva il 14 ottobre, il che ha determinato l’impossibilità di apportare qualsiasi modifica strutturale, rischio la decadenza stessa del testo.

Quindi con 143 si, 3 voti contrari,  il provvedimento, già approvato alla Camera dei Deputati, è diventato dunque legge, seguito però da non poche polemiche e malumori, tanto più che il M5S, la Lega e Sel si sono di fatto astenuti.

Il provvedimento persegue l’obiettivo fondamentale della maggiore tutela delle donne, oltre a una serie di misure preventive e punitive a favore delle vittime, con lo scopo ultimo di raggiungere una eguaglianza di genere. Tuttavia il testo è stato duramente contestato per la sua natura ‘disomogenea’,  ‘onnicomprensiva’ e non totalmente pertinente al tema del femminicidio. Infatti su 11 articoli,  5 sono quelli strettamente correlati alla violenza sulle donne. Il decreto è stato pertanto definito ‘un fritto misto’ dal M5S, per le misure  in esso contenute, soprattutto  relative alla sicurezza pubblica. In particolare poi il testo è stato criticato da Sel che ha dichiarato: “è inaccettabile e perfino osceno con l’alibi di una legge importantissima come quella contro il femminicidio, si contrabbandino misure che con il femminicidio non hanno nulla a che vedere e che andrebbero definite senza ipocrisia un nuovo ‘pacchetto sicurezza’. Il governo avrebbe dovuto cercare un consenso unanime invece di approfittare dell’occasione per imporre le sue scelte in materia di sicurezza”. 

Le critiche si riferiscono essenzialmente a quelle misure che prevedono l’intervento di militari anche per servizi di vigilanza a ‘siti ed obiettivi sensibili’ come il cantiere dell’Alta velocità ferroviaria a Chiomonte. Polemiche sono state sollevate anche dalla Lega che nella fattispecie ha commentato: “Come potremmo guardare con favore a un provvedimento che include tutta una serie di tematiche che nulla hanno a che fare con il femminicidio? Pensiamo solo all’articolo 4, che prevede la concessione di nuovi permessi di soggiorno”.  Ma a smorzare i toni polemici è intervenuto il presidente del Senato Pietro Grasso “Dobbiamo anche fare un po’ di autocritica – ha detto-  cerchiamo di mandare anche noi i provvedimenti in tempo utile alla Camera per consentirle di avere i tempi giusti per valutarli”.

Il decreto, divenuto ora legge, almeno nelle parti strettamente correlate al tema del femminicidio,  non punta solo sulla repressione, ma prevede anche risorse per finanziare un piano di azione anti violenza,  la realizzazione di una rete di case-rifugio e infine l’estensione del gratuito patrocinio. Il permesso di soggiorno inoltre potrà essere rilasciato anche alle donne straniere vittime di violenza domestica.  Il testo prevede inoltre  3 nuovi tipi di aggravanti, nello specifico: quando il fatto è consumato ai danni del coniuge, anche divorziato o separato, o del partner pure se non convivente; per chi commette maltrattamenti, violenza sessuale e atti persecutori su donne incinta; per la violenza commessa alla presenza di minori di 18 anni.  Previsto l’allontanamento urgente da casa e il  divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, per chi è colto in flagranza di gravi reati (tra cui lesioni gravi, minaccia aggravata e violenze). Per quel che riguarda gli stalker potranno essere intercettati e obbligati all’uso del braccialetto elettronico nel caso di allontanamento dalla casa familiare. Inoltre sono state introdotte una serie di tutele per le vittime. Le segnalazioni non potranno essere anonime ma i dati delle donne che denunciano saranno coperti, almeno nella prima fase del procedimento, per evitare ritorsioni. Previsto tra le misure di prevenzione anti-violenza anche la possibilità di indirizzare gli stalker  ai consultori familiari, ai servizi di salute mentale e ai Sert (i servizi per le dipendenze). Relativamente al patrocinio gratuito, a prescindere dal reddito, le vittime di stalking, di maltrattamenti in famiglia e di mutilazioni genitali femminili potranno essere ammesse al gratuito patrocinio.

Al di là delle polemiche bipartisan che hanno accompagnato il decreto, si tratta tuttavia di un provvedimento a lungo atteso. Certo è che alla via legislativa dovrà seguire una grande opera di sensibilizzazione culturale a partire dalla famiglia, dalla scuola, senza escludere gli stessi mezzi di informazione. Lo scopo è indubbiamente quello di  mettere fine a reiterati e persistenti modelli comportamentali improntati sulla logica del possesso, del dominio, della discriminazione e in particolare dell’annullamento dell’identità della donna non solo sul piano fisico, ma anche nella sua dimensione psicologica e sociale.

A tal proposito la vice presidente del Senato Valeria Fedeli  ha così commentato l’approvazione della legge: “si tratta di  un fatto positivo perché rappresenta un altro tassello, dopo la ratifica della Convenzione di Istanbul. La lotta alla violenza di genere va affrontata da un punto di vista culturale, economico, sociale”.  Le donne non sono soggetti ‘deboli’, ma soggetti ‘vulnerabilizzati’  dalle discriminazioni e dalla violenza subita. E conclude: “Bisogna eliminare gli ostacoli che impediscono loro l’effettivo godimento dei loro diritti di cittadinanza e quindi costruire davvero un paese per donne e uomini”.

 

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