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ROMA – Neppure i cronisti più bendisposti, neppure i commentatori da più tempo affiliatisi alla sacra causa degli innovatori a prescindere-ex rottamatori sono riusciti a conferire un qualche appeal politico alla kermesse  di Renzi  a Bari.

Tanto che l’unico pensiero (si fa per dire) capace di conquistare le prime pagine è stato il no ad indulto e amnistia. Certo sarebbe stato difficile anche per l’enfatico militante Chicchino Mentana trarre un titolo da intense concettualizzazioni del tipo “un governo si giudica dai risultati”, oppure “il carro bisogna spingerlo”!

In realtà nella affermazione su indulto ed amnistia c’è una sottile strategia politico-mediatica. Ammicca a tutto campo: al tradizionale humus securitario ed autoritario della destra, alla cultura del sospetto che alligna a sinistra e vede nel discorso di Napolitano un possibile spiraglio per il regalo sottobanco a Berlusconi, al populismo squinternato e fascistoide di certo grillismo.

Per di più c’è, in quella affermazione, una smisurata ambizione: la sfida a viso aperto a Napolitano. Si sa, il solo gesto di sfidare Golia fece di Davide, seppur metaforicamente, un gigante.

Un elenco di domande:dal dramma carcerario alla sbornia liberista

E non poteva mancare, all’esibizione, un vezzo di alta cultura, la citazione del Bonhoeffer di “Resistenza e resa”; peccato che la citazione sia la più insignificante e banale delle tante possibili. Accetti, il buon Renzi, un consiglio da chi su Bonhoeffer e su “Resistenza e resa” elaborò la propria tesi di laurea, più di quaranta anni fa: “…non ci si può occupare delle cose ultime prima delle penultime”. 

Il richiamo a Bonhoeffer: cose ultime e cose penultime

In virtù di questo pensiero il teologo Bonhoeffer lasciò l’Accademia per farsi addirittura congiurato contro Hitler, e pagò con la vita. 

Le cose penultime, Matteo; quelle di adesso. Cosa pensi del dramma quotidiano e disumano che si consuma nel nostro sistema carcerario? Cosa pensi dei pensionati, non solo quelli al minimo, ma anche quelli che, con quaranta anni di lavoro, vedono il proprio reddito decurtato quotidianamente da un intollerabile blocco? Cosa pensi della trappola del precariato, tu che invochi meno regole all’ingresso nel mercato del lavoro? Cosa pensi del fatto che la sbornia liberista degli ultimi decenni ha spazzato via perfino la nozione di “politiche industriali” a sostegno della nostra manifattura, vera e unica change per il futuro del nostro sistema economico? Cosa pensi delle proposte della Lorenzin sul finanziamento della sanità pubblica…?

Le cose penultime, Matteo; di “dare all’Italia il nome dei nostri sogni” ci si può occupare subito dopo!

 Un confronto congressuale in  una associazione pluralista

Nessun anatema. Il confronto congressuale in una associazione necessariamente pluralista, come in ogni competizione democratica, implica anche esposizione mediatica e la ricerca di tecniche efficaci di comunicazione; ai destinatari delle proposte in competizione spetta saperle valutare. Per questo ci piacerebbe riproporre una domanda a coloro -non pochi- che dall’interno del PD hanno più volte detto: “meglio stare con Renzi, l’unico che può farci vincere”. Vincere cosa? e per fare cosa? Si ricordi Bonhoeffer: sono le cose penultime, cioè le cose da fare ora, quelle che valgono. Su quelle si fa la differenza.   

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