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ATENE – Pagati per stare in carcere dopo aver ucciso a colpi da arma da fuoco il sindaco che con ogni probabilità era coinvolto in loschi affari con i carnefici. La storia che ci racconta il quotidiano economico internazionale “Wall Street Journal” proviene dalla Grecia, e più precisamente dal comune di Pangaio, 31 mila abitanti nella periferia della Macedonia orientale.

Savvas Saltouridis, e Ioakeim Monos, rispettivamente killer e complice, diedero appuntamento nel retro del bar di una piazzola di sosta di un autostrada a Triantafyllos Koukoudis. I tre dovevano discutere di come celare un ammanco di 700 mila euro dai conti pubblici all’imminente visita degli ispettori in Comune. Secondo quanto dichiarato durante il processo si trattò di una sventura, perchè Saltouridis inciampò e i due colpi di arma da fuco finirono sul viso del sindaco, che era appena uscito dalla sua Audi giunta nel luogo indicato. L’intento, come dichiarato dagli imputati, era quello di “impaurire” il politico e indurlo ad assecondare operazioni per rimediare all’appropriazione indebita. Nonostante questa ricostruzione i giudici hanno deciso l’ergastolo per Saltouridis per omicidio intenzionale e 16 anni per Monos per complicità.

Ci vollero tre giorni per ritrovare il corpo, mentre i colpevoli furono trovati a breve distanza. Sin da quel momento si è aperta la partita del pagamento degli stipendi dei colpevoli. In Grecia infatti la legge prevede che i dipendenti pubblici siano tutelati anche se sottoposti a carcerazione. A tutela delle loro famiglie è infatti previsto il percepimento della metà dello stipendio precedentemente percepito dal pubblico ufficiale: circa 600 euro nel caso di Saltouridis e Monos. Questo nonostante i giudici avessero previsto che lo status cessasse a decorrere dalla prima sentenza per motivi etici. Gli avvocati dei due imputati, però, hanno ottenuto in secondo grado la riabilitazione dello status e quindi la paga. Che però è cessata a partire dallo scorso giugno, quando in terzo grado il tribunale di Atene ha deciso l’estromissione dei due uomini dallo staff comunale.

Questa storia è balzata nella cronaca internazionale e nazionale non a caso. La Grecia proviene dal sesto anno di recessione economica. Per risollevare il popolo ellenico dalla crisi sono già stati stanziati 246 milioni di euro, e probabilmente ne serviranno almeno altri 11 secondo recenti stime. Dietro questi pagamenti la Troika, il trittico composto da Banca Centrale Europea, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale, ha chiesto e ottenuto manovre di austerity pesantissime dall’esecutivo. A questa mannaia non è certo sfuggito il settore dell’impiego pubblico, che recentemente ha subito una decurtazione di 15 mila dipendenti pubblici, come deciso da una votazione parlamentare dello scorso aprile. Oltre a questi ci sono i 2700 dipendenti dell’emittente pubblica Ert, messi alla porta dal primi ministro Antonis Samaras. Solo alcuni (500 secondo stime) di loro sono poi confluiti in Edt e Nerit, rispettivamente la nuova emittente pubblica provvisoria e quella definitiva, e con uno stipendio decurtato. Gli altri hanno usufruito una sorta di cassa integrazione, che arrivata alla data di scadenza terminerà i suoi frutti anche in caso che il dipendente non abbia trovato un nuovo lavoro. Poco importa che i dipendenti pubblici siano tutelati sin dal 1911 dalla costituzione per limitare l’ingerenza della politica sul funzionamento dello stato.

La questione dei benefit a carico di alcuni dipendenti pubblici, e della sorte infausta di altri non può quindi non essere accostata. Il ministro delle riforme amministrative ha recentemente stimato che dal 2012 ad oggi sono stati licenziati dal settore pubblico 226 persone per via di problemi disciplinari. Pochi rispetto a quanti sono stati licenziati per alleggerire i conti pubblici. Sicuramente un settore dove i tagli potevano essere più selezionati. In molti stimano infatti che la rinascita della Grecia passi anche dal rinnovamento dei funzionari pubblici, un settore che negli anni ha accumulato assunzioni non all’altezza della carica da ricoprire, facendo calare decisamente la qualità dei servizi e facendo aumentare il tasso di corruzione dello stato. Ma le azioni dei sindacati, che hanno parlato di “calunnia del settore” e la paura di ripercussioni politiche alle urne hanno portato la politica ad uno stallo decennale, rotto dai fulmini a ciel sereno internazionali.

 

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