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Geniale, Emiliano (Pd) vuole abolire gli iscritti al Pd

ROMA – Parlare di iscritti ad un partito, al Pd in particolare,coloro che dovrebbero costituirne la forza, la base si diceva una volta , parlare di partecipazione non è nostalgia del passato ma argomento di grande attualità. Significa affrontare, proprio come problema centrale del congresso, la “questione quale partito.

”Quando mi sono iscritto alla FGCI -non venivo da una famiglia comunista, e i miei fratelli erano più a sinistra del PCI-, ho cercato l’indirizzo sull’elenco telefonico e, col cuore in gola, ho suonato al campanello. Sono entrato in una comunità, una specie di famiglia, che ha accompagnato una parte importante della mia vita. Ci emozionava il Grrapprsentare la forzaamsci dell’Ordine Nuovo: “Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza”.La mia è l’esperienza di tante di tanti: che sentivano e vivevano l’iscrizione come un atto importante della propria vita, una scelta libera, di parte, impegnativa. Ancora con dolore lacerante ho lasciato la tessera dei DS quando è stata fatta la scelta del PD; così come la tessera del PD, dopo anni vani di ricerca di strade nuove, l’ho fatta non a cuor leggero, pensando che -come oggi può succedere- questo debba diventare il nuovo grande partito della sinistra plurale.

 All’opera gli specialisti della “modernità” e del “nuovismo”

Vedo già gli specialisti della “modernità” e del “nuovismo” alzare le spalle. Cose vecchie, ottocentesche. Michele Emiliano addirittura propone di abolire gli iscritti! Certamente: aver permesso l’iscrizione fino al momento della votazione, in un partito che elegge il suo segretario facendo votare chiunque passi per strada, in cambio di due euro, è già una scelta figlia della convinzione medesima che oggi esprime il simpatico sindaco di Bari, e che ha dominato in questi anni. A guardare la vergogna di alcuni spettacoli nelle ultime settimane, la voglia di abolire il tesseramento, questo tesseramento viene. Ma dopo, domando, cos’è il Partito? Un tram affollato ai Congressi e deserto  quando non si vota? Un popolo di teledipendenti che devono osannare il leader più “cool”, scelto e appoggiato da gruppi economici ed editoriali che fanno e disfano le scelte politiche? Un nuova Baronia mediatica, simile alle vecchie baronie in cui si era servi, prima delle grandi rivoluzioni democratiche che hanno aperto l’epoca contemporanea? Come in altri casi -penso alla distruzione del diritto del lavoro, propugnata dai tardo-blairiani nostrani, o all’orazione anti-pensionati e anti-sindacati fatta dal maitre à penser della finanza virtuale Davide Serra- la modernità che si propugna è in realtà molto arcaica e primitiva.

Scrivere un nuovo statuto in modo democratico e partecipato

Non sarà che il problema è l’opposto? Quello di dare nuovo senso, nuovo potere, nuovi diritti e anche nuovi doveri a chi si iscrive al Partito, e quello di ricostruire una comunità di donne e uomini che faccia propri valori di gratuità, di amicizia, di comunità, e, perché no, di amore per l’Altro?

Si dice che bisogna fare come in Gran Bretagna, dove non ci si iscrive al Labour Party. Il Partito Laburista ha una struttura federale, che  non prevede una forma di iscrizione personale dei suoi sostenitori al partito federale, ma l’adesione  alle organizzazioni “affiliate”: i partiti laburisti locali, uno per circoscrizione elettorale (constituency Labour parties), i sindacati affiliati al partito, il Partito Parlamentare Laburista  e le associazioni socialiste, come la Fabian Society, che hanno il diritto di inviare i propri rappresentanti ai congressi annuali del partito. Si vuole proporre questo modello? Sarebbe un’ipotesi seria, ben diversa dagli spettacoli visti in queste settimane, o dalla caricature del mondo anglosassone che i liberisti de noantri ci propongono un giorno sì e l’altro pure.  

Ecco, vorrei che dalle polemiche di questi giorni scaturisse non tanto una valanga di ricorsi sul tavolo di Luigi Berlinguer, che guida i garanti del PD, ma una seria riflessione sull’allarme suonato in questi giorni, e sul bisogno di scrivere in modo democratico e partecipato uno statuto degno del nome di questo partito. E, se è lecito, rispettoso della storia della partecipazione e della militanza politica di milioni di persone, che vengono dalle tante famiglie della sinistra italiana.

 

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