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Il democratico italoamericano De Blasio ha incantato il 73% dell’elettorato newyorkese

 

Dopo oltre 20 anni New York volta pagina ed elegge un sindaco Democratico: l’italo-americano Bill De Blasio, 52 anni, originario della provincia di Benevento. Prenderà il posto di Michael Bloomberg che aveva lanciato la volata al repubblicano Joseph Lotha. De Blasio ha vinto con una maggioranza schiacciante, il 73,3% del voto, una percentuale di consenso che ha superato anche i più favorevoli sondaggi. Inutile la campagna da guerra fredda fatta dai Repubblicani nel tentativo di risvegliare i sentimenti più radicali dell’anticomunismo, del disinteresse per i diritti civili, della difesa ad oltranza della classe più fortunata della Grande Mela. Inutile è stato cercare di ripercorrere il passato di questo italoamericano che esalta le proprie origini come il matrimonio con una afroamericana e per giunta ex lesbica. Inutile cercare di far breccia nella comunità newyorkese, cercando di rastrellare consensi nel passato di  De Blasio: le sue simpatie marxiste, i suoi viaggi a Mosca, Cuba ed in Nicaragua. 

La voglia della  Capitale economica di cambiare registro

Nulla ha fermato la voglia della Capitale economica americana di cambiare registro e soprattutto guida. E va detto che l’interpretazione politica della campagna elettorale di De Blasio, è paradossalmente anche distante alla consuetudine Democratica che, pur strizzando l’occhio all’ala di estrema sinistra del suo elettorato, quando si tratta di vincere, non si fa scrupolo, come per altro ha fatto anche il Presidente Obama, di guardare con grande attenzione anche al fronte moderato. Dunque si passa dal miliardario Bloomberg alla normalità di un politico che interpreta questo ruolo come una sorta di missione a tutela delle fasce meno fortunate della popolazione. Il fatto che si sia rivolto alla parte più ricca dei residenti con una sorta di appello-avvertimento è sinonimo di straordinaria autonomia rispetto ai poteri forti che fino a poche ore fa governavano questa straordinaria città. Nella sostanza De Blasio ha mandato un messaggio preciso: la tassazione deve essere equilibrata rispetto al reddito percepito e quanto l’amministrazione incassa deve essere redistribuita a favore delle classi meno abbienti.

 

500 mila i multimilionari, il 50% della popolazione più che povero

 

Non può infatti passare inosservato come a New York si registri una concentrazione tanto di ricchezza, quanto di povertà, visto che sono quasi 500 mila i multimilionari residenti nella grande mela, ed accanto a loro esiste e vive un quasi 50% di popolazione sotto la soglia di povertà. De Blasio, in sostanza, vuole un riequilibrio economico e sociale, che compensi il divario, senza naturalmente applicare i manuali marxisti, tra ricchissimi e poverissimi. Come farà? Innanzitutto con una diversa concezione della tassazione sulla casa, che sarà applicata in forma diversa a secondo dell’immobile che si possiede e dunque contribuire con ‘vigore’ ed a favore di chi ha meno. Tutte le risorse drenate e quelle frutto di una rivisitazione dei conti di New York, saranno destinate ad un potenziamento della scuola pubblica e degli asili nido, fortemente sbilanciati rispetto al privato. Nel programma De Blasio una parte importante è infine destinata al sostegno dei salari nel lavoro di basso e medio livello, che nel corso degli anni è scivolato molto indietro quanto a redditi. 

 

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