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ROMA-  Interviene direttamente nelle trattative sul nucleare iraniano l’ayatollah Khamenei tramite un account twitter, affermando che “Funzionari francesi si sono mostrati apertamente ostili contro l’Iran negli ultimi anni.

Questa è una mossa imprudente e da inetti. Un uomo saggio, particolarmente un politico saggio non dovrebbe mai fornire ad un’entità neutrale un motivo per trasformarsi in un nemico”. Parole che si riferiscono all’ultimo exploit francese, in quel di Ginevra, che ha portato al blocco delle trattative riguardanti la possibile intesa tra potenze occidentali, soprattutto con gli Usa, e Iran sul programma nucleare di Teheran.

Tra i sostenitori dell’intransigenza francese si schiera una grossa parte dell’élite conservatrice americana, gran parte del mondo politico arabo sunnita e il primo ministro israeliano Netanyahu, che si è rivolto direttamente agli ebrei statunitensi e del mondo per dissuadere Obama e i vertici del governo statunitense dal siglare un eventuale accordo con l’Iran. 

Le motivazioni di fondo dell’intransigenza francese, in particolare del ministro degli affari esteri Laurent Fabius, sono due: la richiesta da parte di Parigi di non portare a termine la costruzione, tuttora in corso, del reattore nucleare nei pressi di Arak, volto alla produzione di plutonio per la fabbricazione di ordigni atomici, e l’impossibilità di accedere alle scorte di uranio arricchito al 20 per cento, elemento fondamentale per la costruzione di ordigni, da parte degli scienziati iraniani.

Ma dietro questo refus francese ci potrebbero essere altre motivazioni. Ad esempio rafforzare la posizione di Parigi nello scacchiere politico-economico mediorientale, tanto che proprio nell’ottobre scorso la Francia ha concluso un accordo con l’Arabia Saudita per ammodernare 6 navi da guerra saudite, accordo dal valore di 1 miliardo di euro; sempre per 1 miliardo, a luglio, ha ottenuto l’appalto per il fornimento di sistemi di difesa anti aereo a favore degli Emirati Arabi; invece, proprio in questo periodo, sono partite le trattative con il Qatar per la vendita del caccia bombardiere Dassault Rafale, prodotto dalla Dassault Aviation, un’azienda aeronautica francese.

 

Oltre ad aver ottenuto consensi e approvazione, però, la Francia, con questa mossa, ha fatto storcere il naso a non pochi addetti ai lavori, come lo spagnolo Javier Solana, ex Alto rappresentante dell’Unione per la politica estera e di sicurezza comune, che su Twitter ha scritto: «Sorprendente Francia. Ogni momento è buono per risollevare brevemente la testa». Javad Zarif, ministro degli Esteri iraniano e negoziatore a Ginevra, in un’intervista al quotidiano Le Monde ha ammesso di aver “visto giorni migliori con la Francia” e a seguire anche quotidiani e televisioni iraniane hanno criticato Fabius e il governo francese, che, a loro dire, starebbero prendendo le parti di Israele.

 

Ora tutto è rinviato e le trattative riprenderanno il 20 novembre, anche sotto la spinta positiva dell’ultimo accordo instaurato tra Iran e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) che, come affermato dal capo dell’Organizzazione atomica iraniana, Ali Akhbar Salehi, va considerato un “gesto di buona volontà” visto che la Repubblica islamica iraniana non era tenuta a firmarla in base agli impegni internazionali vigenti.

Interviene in ultima battuta sulla questione nucleare anche il segretario di Stato Usa John Kerry, convinto che il raggiungimento di un’intesa con l’Iran possa portare a risultati solo positivi, che garantirebbero una totale sicurezza ad Israele con cui Washington è sempre in stretto contatto. 

 

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