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Parte del Pd prende le distanze. Pronta una nuova mozione di sfiducia di Civati

 

ROMA – La Guardasigilli Annamaria Cancellieri non è stata indagata dalla procura di Torino per la vicenda delle telefonate con i famigliari di Giulia Ligresti, quando quest’ultima era detenuta presso il carcere di Vercelli. È quanto è emerso, dopo una riunione nel Palazzo di Giustizia di Torino, dopo una lunga riunione, presente il procuratore capo Giancarlo Caselli. La riunione è servita per cercare di approfondire, soprattutto, la rilevanza penale degli atti della Cancellieri prendere le conseguenti decisioni. Dopo il vertice gli atti della vicenda sono stati girati, come per altro era stato ipotizzato,  al tribunale dei ministri, competente per quanto fatto nell’esercizio del mandato ministeriale. Il fascicolo, ora, arriverà sulle scrivanie della Procura di Roma, che è territorialmente competente e potrà ‘aggiornare’ gli atti.  Malgrado tutto questo Cancellieri sembra uscire comunque rafforzata, oltre che dal mancato cartellino giallo da parte della Procura torinese, anche e soprattutto per gli attestati di stima, sia del Premier Letta che del vice Alfano. Ma quello che pende sulla testa del ministro della Giustizia è la posizione più che contrastata all’interno del Pd. Oltre a quella dei 5 Stelle è infatti in arrivo, infatti, una seconda mozione di sfiducia individuale . L’atto parlamentare che se approvato potrebbe portare il ministro alle dimissioni è del candidato alla segreteria del Pd, Pippo Civati.

“Il Pd dice di non poter sfiduciare la Cancellieri perché non si può votare la mozione del M5S, segnalo che ne possiamo presentare una noi”, scrive l’esponente del Pd. “Martedì presenterò un testo all’assemblea del gruppo. Basta con l’ipocrisia. Non se ne può più”. Una posizione condivisa nello studio di Fazio da Matteo Renzi: “Il ministro Cancellieri deve dimettersi, ha sbagliato. In questa vicenda si intrecciano una serie di messaggi in cui sembra che la legge non sia uguale per tutti, che se conosci qualcuno riesci a svicolare, è un meccanismo atroce. Sono convinto – ha aggiunto il sindaco di Firenze – che prima della mozione si sfiducia dovrebbe fare un passo indietro lei”. Un caso, insomma, destinato ad agitare ulteriormente le acque del Nazareno. Il viceministro Stefano Fassina da parte sua ha replicato a Civati: “Deve ricordarsi che fa parte di un partito. È evidente – ha aggiunto ancora Fassina aprendo comunque uno spiraglio – che il rapporto con il ministro si è incrinato e che una valutazione vada fatta”. Sulla stessa linea Danilo Leva, responsabile Giustizia del Pd: “Non possiamo andare in ordine sparso ma serve una decisione comune.

Chi si candida alla segreteria del Pd dovrebbe conoscere le regole per stare in un partito”. Per Gianni Cuperlo, intanto, “non è in discussione la correttezza dell’operato del ministro. Ma il premier e il ministro devono valutare se esistono tutte le ragioni di serenità per adempiere a una funzione particolarmente delicata come quella del Guardasigilli”. E ad incrinare il fronte favorevole alla permanenza del Guardasigilli, da registrare la posizione dell’ex Presidente del Consiglio, Mario Monti  che era stato, per altro l’artefice di suo arrivo al Governo ma che ora sembra più preoccupato dalla necessità di reclamare un’adeguata rappresentanza nell’esecutivo per Scelta civica, dopo la separazione dalla componente Popolare del movimento e la fine dell’alleanza con l’Udc. Monti poi è stato più che velenoso con chi ha fatto scelte, che hanno letteralmente terremotato il suo movimento. Per l’ex Premier, infatti, il ministro della Difesa, Mario Mauro, non rappresenta Scelta civica, aggiungendo che alcune telefonate della Cancellieri “sono state inopportune fatte da parte di un ministro”, lanciando, seppur velatamente, un’Opa sulla poltrona di Guardasigilli: “Ho grande stima per Vietti – ha detto Monti – ma allo stesso tempo è vero che facendo parte dell’Udc il problema dell’asimmetria della rappresentanza si aggraverebbe”.

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