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ROMA – “Innovazione” e “sostenibilità” sono le parole chiave utilizzate da Fillea Cgil e Legambiente per presentare il secondo rapporto dell’Osservatorio riguardante l’edilizia. Un’analisi dettagliata con dati, approfondimenti, esperienze virtuose, proposte e proiezioni sullo sviluppo occupazionale e sui benefici per l’ambiente, il territorio e le comunità  locali che potrebbero generarsi attraverso una “rivoluzione sostenibile” del settore delle costruzioni e del suo modello produttivo.

Nel pomeriggio di oggi ne hanno discusso in un convegno organizzato sul tema il presidente dei costruttori (Ance) Paolo Buzzetti, il vicepresidente degli Industriali dei Laterizi (Andil) Mario Cunial, il segretario generale Fillea Walter Schiavella e il presidente Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.


“La crisi drammatica che dura da sei anni e che ha portato nel settore edilizio alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e alla chiusura di 12mila imprese può essere sconfitta non con l’ennesima richiesta di finanziamenti pubblici ma grazie ad un chiaro e radicale cambiamento delle politiche che regolano il compartimento dell’edilizia” spiegano in una nota Fillea e Legambiente. “L’unione europea con la nuova programmazione dei fondi europei 2014-2020 vuole spingere proprio in questa direzione e con le direttive 2012/27 e 2010/31 ha fissato la visione e le scelte da intraprendere per fare dell’efficienza energetica la chiave per una riqualificazione diffusa e ambiziosa del patrimonio edilizio italiano”. Quindi Legambiente spiega che questa è “Un’occasione che non deve essere sprecata e dove importante costruire un alleanza che coinvolga tutti i soggetti sociali e imprenditoriali, politici e associativi, che vogliono puntare a fare dell’efficienza energetica e statica del patrimonio edilizio la leva per uscire dalla crisi, creando occupazione (si stima almeno 600mila posti di lavoro) e nuove opportunità per le città italiane”. “Sulla base delle risorse previste nell’ambito del nuovo quadro finanziario comunitario per l’Italia, considerando i vincoli per la destinazione ad interventi in materia di energia e clima e i cofinanziamenti, le risorse che si possono mobilitare per l efficienza energetica sono pari ad almeno 7 miliardi di euro. Miliardi che –aggiunge Legambiente- sarebbe irresponsabile sprecare perdendo l’occasione di riqualificare finalmente il patrimonio edilizio esistente con interventi per l’efficienza energetica  e la sicurezza antisismica, migliorando la qualità dell’abitare e dimezzando i consumi e le spese in bolletta per i cittadini”.

 

“La strada per tornare a creare lavoro esiste – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – e in altri Paesi ha portato a creare molti più occupati della gestione tradizionale, perché è una strada che punta su una innovazione in edilizia che incrocia il tema energia e la nuova domanda di qualità delle abitazioni e di spazi adatti alle nuove famiglie. Una volta tanto l‘Europa ci fornisce sollecitazioni ed indicazioni non solo per l’austerità ma anche per imboccare un possibile sviluppo e, in questo caso specifico, rilanciare il settore, non più occupando suolo agricolo, ma riqualificando le città in funzione dei bisogni diffusi dei suoi abitanti e quindi creando un nuovo mercato compatibile con la salvaguardia del territorio e dei suoi delicati e equilibri”. Inoltre, secondo Walter Schiavella, segretario generale della Fillea Cgil “ i governi hanno agito o nella direzione di favorire il rafforzamento di una idea di edilizia speculatrice e divoratrice di territorio o, nel migliore dei casi, con poco coraggio, come dimostra la legge di Stabilità in discussione in parlamento con incentivi non strutturali e con l’assenza di un apolitica industriale capace di sostenere un processo di riconversione alla sostenibilità delle imprese del settore”. Quindi, come si legge nel comunicato, è necessario che il governo Letta istituisca un PON nazionale sulle città per coordinare interventi e risorse da parte di ministeri e regioni poiché oggi vi è una totale confusione di responsabilità rispetto a chi si debba occupare di efficienza energetica tra ministero delle infrastrutture, ministero dello sviluppo economico, ministero dell’Ambiente. “Se questa situazione non cambia i fondi strutturali 2014-2020 faranno la stessa fine di quelli delle programmazioni precedenti, perdendo l’occasione di farli diventare una vera leva di sviluppo” conclude la nota. 

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