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ROMA – Finora, nel 2013, secondo i dati registrati dallaCasa internazionale delle donne, in Italia 105 donne sono rimaste vittime difemminicidio. Tre i casi avvenuti a Roma: una 41enne che lo scorso aprile èstata uccisa dall’ex marito che le ha sparato dopo averla inseguita in auto.

Una trentenne, aggredita e uccisa a coltellate dall’ex fidanzato lo scorsomaggio, e una 27enne uccisa a colpi di pistola dal fidanzato nel suoappartamento, sempre a maggio scorso. Nel 74% dei casi (78 casi su 105), lavittima è stata uccisa dal marito, dal compagno o dall’ex, prevalentementeper motivi di gelosia. Sette le donne ammazzate da famigliari (nipoti, figli,padri), segno che la violenza sulle donne si consuma in larga parteall’interno delle mura domestiche. Ma quali sono le «ragioni» dellaviolenza sulle donne? «Mentre il luogo della violenza per eccellenza è larelazione d’amore, sessuale e di cura, la crisi sociale funziona daacceleratore.

 

 È ovvio – commenta Monica Pepe dell’associazioneZeroviolenzadonne.it – che quando manca la sicurezza della autonomiaeconomica in una persona o in un nucleo familiare, i livelli diconflittualità si innalzano molto più pericolosamente».Zeroviolenzadonne.it pone l’accento anche su un’altra questione legata alfenomeno della violenza di genere. «Il 90% dei casi di violenza ancora ogginon vengono denunciati, va da sé che in un momento politico in cui ladisoccupazione è ai livelli degli anni 50 le donne che subiscono violenzasono costrette a rimanere in casa da sole o con i figli e continuare asubire». «Il contesto metropolitano di una grande città come Roma rendepiù opaco il dato – aggiunge Pepe – anche nella Capitale è difficiledenunciare perché la violenza subita rimane per una donna la più grandevergogna che ci si porta dentro. E le Istituzioni hanno l’obbligo di trattarequesto tema senza strumentalizzarlo ma finanziando misure culturali,educative e sociali che la prevengano». 

 

In questa direzione, lo scorsoottobre è stata varata una legge ad hoc sul femminicidio che ha previstomisure di maggiore tutela giudiziaria e repressione nei confronti degliuomini violenti. Il limite della norma, secondo denuncial’associazioneZeroviolenzadonne.it, è che «la legge non si è preoccupatain alcun modo di finanziare misure educative e di informazione per le coppie,per i genitori e per gli adolescenti in modo che la violenza venga battutaprima che esploda nelle dinamiche affettive e sessuali. Due aspetti chepreoccupano più di ieri sono il fatto che la violenza non ha più età comeci dicono le cronache e anche il lavoro che facciamo di sensibilizzazione sultema, perché la violenza sulle donne non riguarda solo le persone adulte, cisono sempre più anziane, bambine ed adolescenti». I dati forniti dallacasa internazione delle donne, in particolare, rivelano che in 63 su 105 casidi femminicidio avvenuti in Italia nel 2013 le vittime avevano oltre 40 anni(60%). Mentre sette vittime avevano tra i 14 e i 19 anni.

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