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Corruzione, Transparency International, Italia 69esima su 177 Paesi

ROMA – Come ogni anno L’Ong Transparency International, l’organizzazione no – profit che combatte la corruzione su scala mondiale, ha pubblicato il Corruption Percepitions Index 2013, ovvero la classifica dei paesi più e meno corrotti del mondo.

E anche quest’anno l’Italia ha di nuovo un risultato da dimenticare. Nonostante abbia registrato un leggero miglioramento dallo scorso anno, infatti la classifica la vedeva 72esima, quest’anno l’Italia si piazza al 69esimo posto con un punteggio di 43 su 100, ma rimane sempre uno dei paesi più corrotti in Europa. La classifica si basa su un numero totale di 177 Paesi. Comunque la presidentessa di Transparency International Italia, Maria Teresa Brassiolo, non è stupita dal leggero miglioramento perché: «Si sono compiuti molti sforzi strutturali per migliorare la trasparenza e l’integrità del settore pubblico, a partire dal decreto 150, fino alla legge anticorruzione 190 e agli ultimi decreti sulla trasparenza e l’accesso civico. Il trend positivo è maggiormente visibile dai dati del Global Corruption Barometer 2013 che ci ha portati almeno a pari merito con Francia e Germania, in taluni segmenti anche meglio. Naturalmente dobbiamo proseguire lo sforzo, ma il messaggio pare recepito. Resta l’uso disinvolto e spesso incompetente delle risorse pubbliche che creano debito, tasse e rabbia». «La speranza» ribadisce il vicepresidente Virginio Carnevali «è che gli sforzi di Transparency International Italia, la nuova legge anticorruzione e soprattutto la ferma presa di posizione del Santo Padre risveglino le coscienze degli italiani». Coscienze che Transparency International Italia intende far risvegliare anche grazie alla nuova campagna sociale “Svegliati!”, con il nuovo spot anticorruzione prodotto dall’associazione, con cui si vuole sottrarre la corruzione dal solo ambito economico e politico. Davide Del Monte, project officer di Transparency International Italia afferma inoltre che : “È necessario rendere evidenti non solo cifre e numeri con molti zeri, ma anche i più piccoli, ma fastidiosi, disagi causati dalla corruzione: le ore perse in coda nel traffico per lavori in corso che non finiscono mai le interminabili attese per un esame sanitario, le inarrivabili cattedre universitarie occupate dalle stesse famiglie, i percorsi di carriera lavorativa basati sulle giuste conoscenze invece che sulle migliori competenze”. Ovviamente ai primi posti della classifica troviamo per lo più i paesi del Nord Europa come la Danimarca con 91 punti a parimerito con la Nuova Zelanda; Finlandia e Svezia con 89 punti; Norvegia con 89 punti a parimerito con il Singapore che si piazza allo stesso posto. Poi vediamo la Svizzera con 85 punti e i paesi Bassi con 83. Dal lato opposto della classifica, tra i paesi in assoluto più corrotti troviamo invece la Somalia, Corea del Nord e Afghanistan con soli 8 punti; il Sudan con 11; la Libia con 15 punti e l’Iraq con 16. Mentre il paese più corrotto dell’UE rimane la Grecia. La corruzione è sempre stato un fenomeno poco chiaro e segreto per natura. Tutti conosciamo alcune delle forme con le quali si materializza, ma ci sentiamo spesso impotenti per fare qualcosa. Riconoscere il problema è soltanto il primo passo verso la soluzione di un fenomeno che non dovrebbe essere ignorato, come invece troppo spesso accade da parte dei governi. Quindi questa classifica non deve essere dimenticata già da domani. Bisogna invece lavorarci sopra a cominciare dalle istituzioni e da chi ci governa. 

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