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Incendio di Prato. Funzioni ispettive al collasso, quasi il 20% in meno in 4 anni

Con blocco del turn over e tagli agli uffici non si garantisce la sicurezza

PRATO – Da anni lanciamo l’allarme sullo smantellamento delle funzioni ispettive e di controllo della legalità sui luoghi di lavoro e non pensavamo fosse giusto sfruttare la tragedia di Prato per rilanciare le nostre denunce. Ma non possiamo far finta di non sapere. ll blocco indiscriminato del turn over non ha preservato funzioni preziose, producendo un vero e proprio disastro, a cui il Ministro Saccomanni, il Presidente del Consiglio Letta e il Ministro Giovannini dovrebbero porre rimedio in tempi celeri.

La sola Inail, che si occupa proprio di sicurezza sul lavoro, nel 2007-2009 aveva in organico 566 unità, mentre oggi ne ha 361 di cui 12 incomprensibilmente in esubero per la cieca spending  review del Governo Monti. Nel 2010 l’Inps contava su 1.653 ispettori, oggi ridotti a 1.459, che adesso devono sobbarcarsi anche le funzioni dell’ex-Enpals, quindi dell’intero indotto dello spettacolo. Si stima che il 10% sia destinato a breve alla pensione a causa della suddetta spending review. Il Ministero del Lavoro nel 2009 aveva un apparato di ispezione che, tra Ispettori del Lavoro, Accertatori, ispettori Tecnici e relativi Coordinatori contava 3.678 unità, mentre oggi sono 2.939, un buon numero dei quali distolti dall’attività ispettiva a causa delle carenze di organico. La riduzione in queste tre amministrazioni sfiora il 20%. Se aggiungiamo che con l’ultimo Governo Berlusconi la lotta al lavoro sommerso è stata eliminata dalle priorità inserite nella convenzione tra Ministero dell’Economia e Agenzia delle Entrate, e che quest’ultima ha chiuso o chiuderà in tutto 58 uffici sul territorio, il cerchio è quasi chiuso. Di tutto questo il Ministro del Lavoro è stato messo al corrente dalle organizzazioni sindacali.

Questo arretramento produce mancate entrate e non risparmi, costi sociali ed economici. Il paradosso non è solo che le funzioni ispettive andrebbero potenziate, mentre vengono pesantemente ridimensionate, ma che non operano congiuntamente, spesso non si coordinano né tra di loro né con le forze dell’ordine, non hanno banche dati comuni. Semplicemente non si parlano. A tutto questo  il ministro Giovannini, che giustamente lamenta le riduzioni di spesa ed esorta il commissario Carlo Cottarelli a tenerne conto, risponde riducendo da 21 a 4 gli uffici regionali del Ministero del Lavoro, prevedendo che, ad esempio, l’attività ispettiva sul territorio, per Prato, venga stabilita in un ufficio romano, quella marchigiana a Venezia.

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