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ROMA – Il giorno dopo l’approvazione dell’emendamento che prevede sanzioni per i Comuni che hanno introdotto norme per limitare il gioco d’azzardo, le dichiarazioni contrarie si sprecano. 

Il giorno prima, invece, nella maggioranza solo quattro senatori Pd hanno votato contro. Vale la pena – per una volta – citarli con nome e cognome: Laura Puppato, Lucrezia Ricchiuti, Roberto Ruta e Stefano Vaccari. Le dichiarazioni del ministro dell’Economia Saccomanni a Radio Anch’io suonano come un paradosso: “C’è la necessità di fare chiarezza, pensare che lo Stato favorisca il gioco d’azzardo è scorretto”.

Ma dove vive il ministro Saccomanni? Non sa che lo Stato incassa quasi 100 miliardi di euro dal gioco d’azzardo legalizzato? La senatrice Federica Chiavaroli (Ncd) pensava di punire i sindaci che cercano di salvaguardare i cittadini dagli effetti negativi del gioco. A essere danneggiate, però, sarebbero tutte le amministrazioni nel cui ambito territoriale dovessero calare gli introiti da gioco d’azzardo, per motivi anche indipendenti dalle azioni di comuni o regioni.Il taglio dei trasferimenti ai comuni sarebbe pari alla diminuzione delle entrate erariali o all’aumento della spesa a carico dello stato in caso di risarcimento del danno a favore dei concessionari.
A parte la deprecabile intenzione di multare quei comuni o quelle regioni virtuose che tentano di arginare questa piaga sociale, com’è possibile stabilire un nesso tra riduzione del volume d’affari e tagli alle casse delle amministrazione? Un’eventuale contrazione del fatturato potrebbe non derivare tanto, o non solamente, da un provvedimento dell’autorità locale. Potrebbero concorrere una serie infinite di ragioni: una coscienza sociale contraria maggiormente diffusa, una diminuzione del reddito pro capite per effetto della crisi economica, un flusso migratorio che concerne quel territorio oppure, banalmente, anche la cessazione di questa moda.

Di conseguenza, se un comune emanasse un’ordinanza contrastante il gioco d’azzardo e indipendentemente i suoi cittadini si disaffezionassero alle macchinette, i trasferimenti ordinari che riceve il comune sarebbero tagliati. Per l’ennesima volta dovrebbero essere sacrificati gli asili, i parchi, le strade, gli eventi culturali, i programmi di assistenza ai poveri.
Le entrate erariali però dipendono solo dagli investimenti in gioco d’azzardo “legale”. Le macchinette truccate o scollegate dalla rete non producono entrate erariali. E se questa evasione dovesse aumentare? Sarebbe forse una grande notizia il rafforzamento dell’economia clandestina e mafiosa nel nostro paese? Ma l’intenzione manifestata dalla senatrice Chiavaroli va oltre. Nello stesso emendamento prevede che in caso di interruzione anticipata della concessione per colpa del concessionario, le altre società autorizzate, che già dispongono di diritti di gestione di slot machine, possono esercitare un’opzione e subentrare nei diritti di gestione già riconosciuti alla società revocata o decaduta.

Non è nient’altro che manna dal cielo che piove per le società leader nel settore: nel caso in cui qualche piccolo operatore che controlla una ristretta fetta di mercato dovesse perdere la concessione, i grandi operatori che hanno un’infinita liquidità, non farebbero altro che esercitare l’opzione per accaparrarsi anche quella quota di mercato. Le società del settore sarebbero meno e molto più grandi, aumenterebbero i loro guadagni e la loro influenza sul potere politico.
Per questo Natale l’emendamento Chiavaroli è prevedibile che decadrà alla Camera, ma per le concessionarie e i loro lobbisti l’appuntamento è solo rinviato.

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