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Salva gatta incinta in Kosovo, ora tenente italiana rischia la prigione

ROMA – Barbara Balanzoni, una tenente italiana in Kosovo, rischia il carcere per avere salvato una gatta incinta mentre era di servizio nella base Nato del paese balcanico. La soldatessa, che di professione fa l’anestesista in Toscana, secondo le accuse della procura militare – riportate da The Independent – avrebbe violato un ordine scritto di «non avvicinarsi o farsi avvicinare da animali selvatici, randagi o non accompagnati» nei pressi dell’edificio militare noto come «Villaggio italiano» (Italian Village).

La tenente, una riservista che nel frattempo è tornata in Italia, è accusata di «grave insubordinazione» per avere disobbedito all’ordine, firmato da un comandante della base nel maggio 2012. Se dichiarata colpevole, rischia fino a un anno di carcere. In un’intervista al Guardian, la 39enne ha raccontato che al tempo c’erano molti felini alla base e che sebbene fossero teoricamente randagi, erano trattati con affetto dai militari e appartenevano al posto. Il giorno del presunto incidente – ha aggiunto la militare – alcuni soldati hanno telefonato all’infermeria per chiedere aiuto, preoccupati per le urla di una gatta chiamata Agata. Dato che l’ufficiale veterinario in quel momento era in Italia, «ben lontano dal disobbedire l’ordine, ho  seguito – ha spiegato Balanzoni – le regole militari, secondo le quali, in assenza del veterinario, deve intervernire l’ufficiale medico».

Così Barbara andò a trovare la gatta che si era rifugiata in una tenda per partorire, ma aveva avuto delle complicazioni e senza il suo intervento Agata sarebbe sicuramente morta. «Se la gatta fosse morta, l’area intera avrebbe dovuto essere disinfettata. Oltre a ciò, i gattini sopravvissuti non avrebbero potuto ricevere nutrimento e sarebbero morti, creando un problema di sanità pubblica ancora maggiore», ha concluso Balanzoni.

Ma per i procuratori, invece che avere prevenuto un problema di sanità pubblica, la reservista avrebbe potuto causarne uno: nell’aiutare Agata, la tenente è stata morsa (ciò che lei ha descritto solo come un «graffio»), e ha dovuto essere trasferita in un ospedale in Germania per essere vaccinata contro la rabbia.  Il caso sarà portato in tribunale il 7 febbraio, ma prima sarà oggetto di una interrogazione parlamentare al ministro della Difesa italiano Mario Mauro. A sostenere Balanzoni, è intervenuto l’Ente Nazionale Protezione Animali, che ha lanciato una petizione online firmata da oltre 10mila persone. Agata invece è viva e continua a vivere nella base Nato in Kosovo.

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