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G8 di Genova, tre superpoliziotti arrestati per le violenze alla Diaz

GENOVA – Dopo tredici anni si conclude un altro capitolo della controversa vicenda dell’irruzione alla scuola Diaz di Genova, avvenuta la sera del 21 luglio 2001, nei giorni in cui si svolgeva il G8. Tre superpoliziotti sono stati condannati per ciò che avvenne quella notte, colpevoli di falsa attestazione sulla presenza di bottiglie Molotov nella scuola, portate lì per giustificare l’irruzione.

La decisione presa dal Tribunale di sorveglianza riguarda Spartaco Mortola, che all’epoca dei fatti dirigeva la Digos di Genova (deve scontare otto mesi), Giovanni Luperi, ex dirigente dell’Ucigos ora in pensione (deve scontare ancora un anno) e Francesco Gratteri, ex numero tre della Polizia, anche per lui un anno da scontare. Arrestati nei giorni scorsi, il Tribunale ha deciso che permetterà loro di beneficiare di alcune ore di libertà e di usare il telefono. Inoltre, potranno chiedere il riconoscimento della buona condotta e avere uno sconto di pena. Mortola, Luperi e Gratteri avevano anche presentato la domanda per l’affidamento in prova ai servizi sociali, che però è stata respinta. Nei giorni scorsi sono stati arrestati anche altri poliziotti: Nando Dominici, Massimo Nucera, Maurizio Panzieri, Fabio Ciccimarra, Salvatore Gava e Filippo Ferri. A Carlo Di Sarro, invece, è stato concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali. “Meglio tardi che mai… Dopo quasi 13 anni dai fatti, tre dei poliziotti più alti in grado presenti a Genova durante il G8 del 2001 sono stati arrestati per la “macelleria messicana” della notte della Diaz. Sono stati condannati agli arresti domiciliari ed è stata rifiutata la loro richiesta di essere inviati ai servizi sociali”, commenta Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum nel luglio del 2001.

“Nei lunghi anni del processo, mentre i magistrati li inquisivano, le loro carriere progredivano vertiginosamente di promozione in promozione con il beneplacito del governo di turno e con il silenzio del Parlamento; nessuno nella polizia, come nel governo, ha mai sentito la necessità, nemmeno dopo le condanne di primo e secondo grado, di rimuoverli dai loro incarichi”, dice Agnoletto. Anche per queste ragioni, scrive ancora l’ex portavoce del Forum, la decisone dei magistrati “è di estrema importanza ed è stata possibile proprio per l’indipendenza dal potere politico che l’attuale Costituzione garantisce alla magistratura”. Gran parte della pena, ricorda infine Agnoletto, è stata cancellata dal “provvidenziale” indulto del 2006, “ma la decisione del giudice prova, tra mille difficoltà, a ribadire un principio fondamentale: non ci sono zone franche, non ci sono impunità garantite dalla divisa che si indossa. Le vittime della violenza perpetrata dagli uomini in divisa la notte della Diaz stanno ancora aspettando da dodici anni una parola di scuse dalle nostre istituzioni; che finora -conclude – non c’è stata”.
 

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