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Con la cultura qualcuno ci mangia

ROMA – Capita che nella crisi si riducano gli spazi di profitto per i privati, capita che la competizione internazionale riduca i profitti di alcuni e aumenti quelli di altri. Così ci si lancia alla ricerca di fette di mercato non soggette alla competizione in cui costruire il proprio monopolio o si tenti di appropriarsi di un brand capace di vendersi da solo. 

Quale marchio, luogo e simbolo migliore del Colosseo, famoso in tutto il mondo e che attrae oltre 5 milioni di visitatori all’anno, deve essersi detto qualcuno. La Corte dei Conti del Lazio ha verificato che società come  Electa Mondatori Civita e Munus intascano il 70% del prezzo del biglietto dell’area archeologica più importante del mondo e dalle mostre organizzate all’interno di Palazzo Venezia.

Profitti facili giganteschi, resi ancora maggiori dallo sfruttamento di lavoratori ( guide, bigliettai, librai,vigilanti) impegnati con le più originali e possibili forme di precariato e pagati 2/3 in meno dei loro colleghi dipendenti dei ministero. A causa  della assoluta mancanza di investimenti nel comparto e  di assunzione che ha reso i musei e i siti archeologici incapaci di garantire una adeguata offerta ai visitatori, una schiera di privati si è presentata per coprire i vuoti creati. 

Forzando la legge Ronchey che permetteva di dare in gestione ai privati i servizi aggiuntivi e garantiva loro un massimo del 14% sul prezzo del biglietto, si sono assicurati un guadagno 5 o  6 volte superiore, riducendo la parte di guadagno del pubblico ad un simbolico 20%. Da anni, poi,  il mancato rinnovo di appalti ha privato  siti importantissimi, come villa d’Este e Villa Adriana o il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia,  di punti di ristoro, impedendo di conseguenza considerevoli  introiti  e producendo disagio tra i fruitori i lavoratori e generando licenziamenti. Siamo in attesa da mesi di linee guida da parte della Direzione generale per la Valorizzazione per pubblicare i bandi e finalmente appaltare questi servizi , speriamo di essere vicini all’obiettivo.

Crediamo nella valorizzazione, nella possibilità di sviluppare cultura e contestualmente di generare ricchezza  e lavoro. Crediamo e vogliamo soprattutto che l’utilizzo e la gestione di questi beni pubblici, da parte dei privati si svolga nel massimo rispetto delle regole e sotto il controllo dell’apparato dello Stato. Soprattutto chiediamo che si torni ad investire ed assumere, per mettere fine allo sfruttamento di molti lavoratori impegnati nella valorizzazione,  precarizzati a vita.

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